In giro per presepi 2025. San Polo Matese (CB)

In giro per presepi 2025. San Polo Matese (CB)

Il Presepe vivente più longevo del Molise giunge alla sua 43^ edizione.

San Polo Matese diventa la Betlemme molisana il 26 e 27 dicembre 2025.

C’è un punto, tra cielo e montagna, in cui l’inverno non è silenzio ma rivelazione. È San Polo Matese, quando il suo Presepe Vivente prende vita e il paese intero si fa visione, respiro, luce. Qui il Natale non arriva: accade.San Polo Matese si raccoglie come una preghiera antica. Le sue pietre, levigate dal vento del Matese, diventano quinte sacre; i vicoli si aprono come sentieri dell’anima. Ogni passo è un ritorno alle origini, ogni sguardo si accende di stupore. Il Presepe Vivente non si osserva: si attraversa, e nel farlo ci attraversa.I figuranti non indossano costumi, ma storie. Le mani che impastano il pane, che filano la lana, che accendono il fuoco, raccontano una sapienza senza tempo. Sono gesti lenti, necessari, veri. Gesti che illuminano più di mille parole e che restituiscono dignità al quotidiano, trasformandolo in sacro. Il suono delle zampogne si ode ovunque e rimbalza come una eco profonda e piena di significato, ovunque vi sia cammino, ovunque si cerca la Pace.  E poi la luce. Una luce discreta, mai invadente, che guida senza abbagliare. Tremola tra le lanterne, danza sui volti, accarezza la neve quando decide di farsi complice. È una luce che non serve a vedere meglio, ma a sentire di più. A riconoscere nell’altro un fratello, in quel Bambino una promessa.La Natività, custodita nel cuore del percorso, non è una scena finale ma un punto di convergenza. Tutto conduce lì, tutto da lì riparte. Davanti a quella semplicità disarmante, il tempo moderno si arrende. Cadono le maschere, si sciolgono le distrazioni, resta l’essenziale: la meraviglia di un Dio che sceglie la povertà per insegnarci la ricchezza.Il Presepe Vivente di San Polo Matese è esaltante perché eleva. Eleva lo sguardo verso il cielo e, insieme, lo radica nella terra. È illuminante perché mostra che la tradizione non è nostalgia, ma una fiamma viva che passa di mano in mano. È poesia perché nasce dall’anima di una comunità che crede, che custodisce, che dona.

Quando si lascia San Polo Matese, non si va via davvero. Si porta con sé il silenzio buono delle montagne, il calore degli sguardi, la certezza che la bellezza esiste ancora ed è fatta di cose semplici, condivise, vere. E allora si comprende che quel presepe non finisce con l’ultima scena: continua dentro di noi, come una luce che non chiede di essere spenta.

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