In giro per presepi 2025 – Conclusioni
Con “NATALE” DI SALVATORE QUASIMODO chiudiamo “l’andar in giro per presepi”, rassegna a cura della F.I.T.P. Non un addio ma un presto arrivederci. Andremo in giro per i carnevali italiani.
La poesia del Quasimodo analizza la Natività attraverso i presepi.
Quasimodo osserva il presepe e vi trova pace, silenzio. Tutto è al proprio posto, ogni cosa è in pace, figuranti compresi. Eppure l’uomo non è mai in pace e si scaglia sempre contro il proprio fratello. Così la poesia diventa un paragone che mostra due situazioni opposte: il presepe con la sua pace e la vita degli uomini. E alla fine, il poeta chiude la poesia con una riflessione amara, attraverso la domanda diretta:
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?
Il punto della poesia è proprio questo. Tutto è bello e pieno di pace e amore nel presepe, ma alla fine chi è che fa propria quell’atmosfera? Come sempre, Quasimodo riesce a suscitare profonde riflessioni partendo da elementi e immagini normali, a cui siamo abituati.
Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?
Così il presepe torna utile per ritrovar se stesso, per porci interrogativi, cercar di trovar ad essi risposte.
E il Signore disse: Figlio dell’uomo, svegliati dal sonno della tua indifferenza.
Non cercare lontano ciò che hai smarrito dentro di te.
Camminasti lungo sentieri stretti e ombre lunghe,
fuggendo dal volto che ti fu dato,
dimenticando il dono del tuo cuore.
Ma ora il tempo è compiuto,
e la voce chiama: Ritorna a te stesso.
Non temere il silenzio, non temere la solitudine:
esso è la porta della tua rinascita.
Riconosci la tua fragilità,
abbraccia la tua verità,
e vedrai che nulla in te è vano, nulla è perduto.
Come il figliol prodigo alzò gli occhi e tornò alla casa del padre (Luca 15:17-20),
così ogni uomo può ritrovare il cammino del cuore.
Ogni passo verso se stesso è incontro con la Luce,
ogni respiro consapevole è atto di redenzione.
Non guardare ciò che fosti,
ma guarda ciò che puoi essere,
e lascia che il passato diventi scuola, non catena.
Ritrovare se stessi è risorgere ogni giorno,
è ascoltare la voce interiore che dice:
Tu sei creato, tu sei amato, tu sei chiamato.
Beato chi osa tornare a casa nel proprio cuore,
chi riconosce la propria vita come dono,
chi, nel silenzio e nella fedeltà,
ritrova se stesso
e in se stesso ritrova Dio.
Che sia questa la missione, che sia questo l’augurio che ognuno di noi, nel ricercare la perduta armonia nella voracità della vita, nel caos che generiamo spesso per motivi lontani dalla ragione collettiva.
La rassegna non avrà fine. Chiudiamo solo un percorso, quello dedicato ai Presepi Viventi, un viaggio fatto di comunità, memoria e passione che continua a vivere nei gesti e nei volti di chi custodisce queste tradizioni. Un sentito Grazie a tutti coloro che ci hanno accompagnato lungo questo percorso, con l’impegno, la devozione e l’amore per la cultura popolare. È solo un arrivederci: ci ritroveremo presto con nuove rubriche, nuove storie e lo stesso desiderio di raccontare l’Italia delle tradizioni che unisce passato e futuro. Vi invitiamo a segnalarci le vostre tradizioni più sentite, quelle più antiche e identitarie. Ne faremo buon uso!
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