In giro per presepi 2025. Cisternino (BR)
Il bianco candore delle mura, riflettono l’onere dell’Amore per la vita
Il presepe di Cisternino, bellissimo borgo pugliese che dondola grazie a un mare spesso indomito, non nasce per essere ammirato, ma per essere attraversato interiormente. Non costruisce meraviglia: scava. È fatto della stessa materia del silenzio, di quella lentezza che oggi spaventa perché costringe a sentire.
Tra le pietre bianche del borgo, la nascita non è un evento luminoso, ma un gesto umile, quasi nascosto. La tradizione non si nasconde tra le pieghe di case addossate, è come se il sacro avesse scelto di non farsi riconoscere subito. Le case diventano pareti interiori, i vicoli sono pensieri stretti, e ogni curva è una domanda senza risposta. Qui il presepe non spiega: lascia incompiuto, come la vita. La vita che torna a essere regina del momento e donar coscienze smarrite a nuovi incontri.
Le figure sembrano immobili, ma non sono ferme. Sono sospese. Abitano l’istante fragile che precede la consapevolezza, quel momento in cui l’uomo intuisce che qualcosa di grande sta accadendo, ma non sa ancora dargli un nome. I pastori attendono. Maria custodisce. Giuseppe nel silenzio, regge il peso del mistero.
La grotta si fa profondità nel diventare la parte dell’uomo dove la luce arriva solo se accetta di diventare piccola. Il Bambino non irradia potenza, ma vulnerabilità. Nasce nel punto più esposto dell’esistenza, lì dove tutto può perdersi. Ed è proprio per questo che salva.
Cisternino non fa da cornice: partecipa. Il paese si riconosce in quella nascita discreta, perché conosce la fatica del restare, del durare nel tempo senza rumore. Le sue pietre parlano di generazioni che hanno vissuto senza lasciare traccia, eppure hanno tenuto il mondo in equilibrio.
Un paese risorto dall’indifferenza del tempo, dalla migrazione di genti che non han mai smesso di sognare il ritorno. Sudata ritornanza per un nuovo rinascimento.
Questo presepe non consola subito.
Prima mette a nudo.
Chiede di spogliarsi dell’urgenza, della fretta, della necessità di capire tutto. Solo allora offre qualcosa: una pace che non anestetizza, ma rende più veri.
E quando lo si lascia, non si porta via un’immagine.
Si porta via una mancanza feconda.
Il desiderio di una luce che non abbaglia, ma resta.
Cisternino torna vivo e riconquista la voglia di essere consapevolmente rivolti verso la ritrovata stella cometa.
Inizio rappresentazione 26 dicembre 2025



