Il Venerdì Santo a Campobasso

Il Venerdì Santo a Campobasso

Campobasso, piange con il Teco Vorrei.

Il Venerdì Santo a Campobasso non è soltanto un giorno: è un respiro lento che attraversa i vicoli, una memoria che si fa carne, un silenzio che pesa più delle parole. E’ il giorno del Teco Vorrei che vibra e fa vibrare, non solo i cuori di chi canta o di chi ascolta, ma l’intera area urbana di una Città che piange il Cristo e spera in un mondo migliore.

L’aria stessa sembra cambiare consistenza, farsi più densa, come se custodisse un segreto antico. Le strade si riempiono di passi misurati, di volti raccolti, di occhi che non cercano, ma ricordano. È una processione che non si limita a camminare: scava, dentro, dove la voce si spezza e resta solo il battito sommesso del cuore.

Le note si alzano, sospese, come un lamento che viene da lontano. Non è solo musica: è un filo invisibile che unisce chi c’era e chi non c’è più, chi guarda e chi porta il peso. Ogni suono sembra accarezzare le pietre, entrare nelle case, fermarsi sulle soglie come una preghiera non detta.

E poi ci sono i volti, immobili e vivi allo stesso tempo. Figure che sembrano venute da un altro tempo, eppure così presenti da far tremare. In loro c’è il dolore, sì, ma anche una strana, fragile bellezza: quella delle cose che resistono, che non si spezzano nemmeno sotto il peso del silenzio.

Il Venerdì Santo a Campobasso è un cammino che non finisce quando la processione si disperde. Resta addosso, come un’eco. Resta negli occhi lucidi, nelle mani fredde, nel passo che torna lento verso casa. Resta nella consapevolezza che, almeno per un giorno, il tempo si è fermato per ascoltare il dolore del mondo — e trasformarlo, piano, in qualcosa che somiglia alla speranza.

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