Grazie Carnevale
Il Carnevale vola via non senza un ringraziamento alla meraviglia
E ora che l’eco dei tamburi lentamente si dissolve nell’aria della sera,
ora che le ultime maschere si sollevano dal volto come petali dopo la tempesta,
ci fermiamo.Non per spegnere la festa, ma per ringraziarla.
Grazie, Carnevale.
Grazie per essere tornato ancora una volta a insegnarci che la vita può essere colore quando sembra grigia, danza quando pare immobile, canto quando tace.Grazie per averci ricordato che sotto ogni abito quotidiano abita un sogno, e che basta una maschera per liberarlo.
Il Carnevale non può e deve essere solo una festa. Torna prepotentemente a essere un atto di coraggio collettivo. Una incredibile esplosione di umanità che attraversa le strade e le piazze, che irrompe nelle case, che scioglie le distanze e abbraccia sconosciuti. È il momento in cui il mondo si concede di essere altro, per tornare a essere più vero.
Pensiamo alle calli di Venezia, dove le maschere si muovono come apparizioni sospese tra acqua e cielo, e ogni passo sembra provenire da un secolo lontano.Pensiamo ai carri monumentali di Viareggio, Larino, Putignano, Ivrea, giganti di cartapesta che sfilano come sogni materializzati, ironici e magnifici, capaci di raccontare il nostro tempo con un sorriso grande quanto il mare.
Pensiamo alle piazze assolate di Rio de Janeiro, dove il ritmo diventa battito universale e la danza si fa lingua comune, corpo che parla, anima che vibra.
Ogni città, ogni paese, ogni borgo ha il suo Carnevale.E in ognuno di essi vive lo stesso miracolo:
la trasformazione. La giusta speranza che anima la Federazione Italiana Tradizioni Popolari nel conservare l’inimmaginabile, ritrovare il passato e volare verso il futuro.
Per qualche giorno abbiamo sospeso il peso delle etichette.Abbiamo giocato con l’identità.
Abbiamo indossato il possibile.Ci siamo concessi di essere re e regine, giullari e visionari, eroi e creature fantastiche.Abbiamo riso più forte, abbiamo cantato più alto, abbiamo osato di più.E in questo gioco antico, che affonda le radici nella storia profonda dell’Europa e del mondo, abbiamo riscoperto qualcosa di essenziale:la libertà.
Il Carnevale è il tempo in cui le regole si piegano senza spezzarsi.È lo spazio in cui l’ironia smonta il potere, in cui la satira accende la coscienza, in cui il sorriso diventa una forma di verità.
È una celebrazione dichiarata della vita nella sua forza prorompente, nella sua energia incontenibile.
È scenico, sì.È teatrale, grandioso, a volte eccessivo.Ma proprio in quell’eccesso risiede la sua grandezza:ci insegna che la misura non è l’unica forma di bellezza, che anche l’abbondanza è un valore, che la gioia può essere amplificata fino a diventare coro.
Grazie, Carnevale, per averci fatto uscire in strada.Per averci fatto guardare negli occhi.Per averci fatto ridere insieme.Grazie per aver riempito l’aria di coriandoli come se fossero desideri lanciati al cielo.Per aver acceso luci che non erano solo lampadine, ma speranze.Per aver trasformato le piazze in palcoscenici e i cittadini in protagonisti.
In un tempo che spesso ci divide, tu ci hai unito.In un tempo che corre, tu ci hai fatto sostare.In un tempo che pesa, tu ci hai alleggerito.
Il Carnevale ha un potere antico:ricordarci che la realtà non è immobile.Che possiamo reinventarla.Che possiamo raccontarla in modo diverso.Sotto la maschera non c’è finzione:c’è rivelazione.
Perché quando ci permettiamo di essere altro, scopriamo parti di noi che nel quotidiano restano nascoste.Il timido diventa audace.Il serio diventa ironico.Il solitario diventa danzatore tra la folla.E allora, mentre le musiche si affievoliscono e i costumi tornano negli armadi, non pensiamo che tutto finisca.Non diciamo che la festa è terminata.Diciamo piuttosto che il Carnevale ha compiuto la sua missione.
Ha acceso scintille.Ha seminato sorrisi.Ha costruito ricordi che continueranno a vibrare nei mesi a venire.Ogni bambino che ha indossato un mantello porterà con sé la certezza che può essere ciò che immagina.Ogni adulto che ha riso senza riserve conserverà la memoria di quella leggerezza come un tesoro da riaprire nei giorni difficili.
Il Carnevale non è una parentesi.È un insegnamento. Da Castrovillari l’esempio. Ci insegna che la comunità è forza.Che la creatività è ricchezza.Che la bellezza può nascere anche da carta, stoffa, musica e volontà.Ci insegna che la gioia non è superficiale: è rivoluzionaria.Che ridere insieme è un atto politico di speranza.Che celebrare è un modo per resistere.
E allora, nel momento in cui spegniamo le ultime luci, lo facciamo con gratitudine.Non con malinconia, ma con pienezza.Perché sappiamo che ciò che abbiamo vissuto non si dissolve.
Rimane nei gesti più spontanei, nelle amicizie nate tra una sfilata e un abbraccio, nelle fotografie che raccontano colori impossibili da dimenticare.
Grazie a chi ha costruito, cucito, dipinto, organizzato.Grazie a chi ha cantato sotto la pioggia.
Grazie a chi ha danzato fino a sentire il cuore esplodere di felicità.Grazie alle città che hanno aperto le loro porte.Grazie alle strade che hanno sopportato il peso gioioso dei passi.Grazie alle tradizioni che si rinnovano, anno dopo anno, come una promessa mantenuta.
E soprattutto grazie a noi, comunità viva, che abbiamo scelto di esserci.
Perché il Carnevale non accade da solo.Accade quando decidiamo di credere nella festa.Accade quando scegliamo la luce.Accade quando accettiamo che la vita, almeno per qualche giorno, possa essere spettacolo condiviso.
Ora torniamo ai nostri giorni ordinari.Ma portiamo con noi un frammento di quella straordinaria energia.Portiamo con noi il coraggio di colorare ciò che appare spento.Portiamo con noi la memoria del suono dei tamburi come un battito interiore.E quando, nei mesi che verranno, sentiremo la stanchezza o la distanza, ricordiamoci di questo:
abbiamo danzato insieme.Abbiamo riso insieme.Abbiamo trasformato le nostre città in sogni abitabili.
Il Carnevale finisce, sì.Ma la sua forza resta.Resta come promessa.Resta come eco luminosa.Resta come certezza che la gioia è una scelta possibile.
Grazie, Carnevale, per averci mostrato ancora una volta quanto può essere grande, scenica e prorompente la nostra umanità quando decide di festeggiare la vita.
Arrivederci alla prossima meraviglia.

Con il ringraziamento della Federazione Italiana Tradizioni Popolari, vi diamo appuntamento alla prossima rubrica dove scriveremo dei riti della Pasqua. Chi lo ritenesse può inviare proprie considerazioni.

