La F.I.T.P. e la rassegna internazionale «Vittorio De Seta» di documentari etnografici

img

Nel 2016, la Federazione Italiana Tradizioni Popolari ha istituito, con relativa registrazione presso il competente Ministero, la Rassegna Internazionale «Vittorio De Seta» di Documentari Etnografici, da svolgersi annualmente non solo con l’intento di ricordare e dare merito al grande documentarista e cineasta Vittorio De Seta, scomparso nel 2011 e per alcuni anni dimenticato tra gli etno-antropologi, ma in soprattutto per promuovere ed evidenziare l’importanza scientifica dell’Antropologia Visuale, attualmente facilmente praticabile a livello amatoriale e sperimentale da un vasto pubblico, grazie agli strumenti di ripresa ormai a disposizione di tutti. A questo riguardo, per esempio, si può rilevare che gli appunti e le documentazioni re - alizzati con le fotografie o con le ripre - se televisive risultano più semplici da ottenere rispetto alle descrizioni, che richiedono conoscenze grammaticali e sintattiche più complesse e comunque meno pregnanti rispetto a quelle realiz - zate con le immagini; infatti, da sempre la comunicazione visiva risulta più im - mediata e realistica, come da tempo ha dimostrato la semiologia.

Sull’Antropologia Visuale già da qualche decennio si è sviluppata una particolare riflessione teorica e metodologica che è opportuno tenere presente nell’intento di definirla come disciplina scientifica del settore demo-etno-antropologico; a questo riguardo è opportuno proporre alcune indicazioni bibliografiche per coloro che possono avere interessi per approfondire l’argomeno:
AA. VV. Antropologia visiva. Il cinema, in «La Ricerca Folklorica», 3 .1981 – Ar - toni, A., Documentario e film etnogra - fico, Roma, Bulzoni, 1992 – Bateson, G. ; Mead M.,“Balinese Character. A photo - graphic analysis”. «Special publication of the New York Academy of Sciences», 1942 – Bourdieu, P. La fotografia, Usi e funzioni sociali di un’arte media. Rimini, Guaraldi, 2004 – Canevacci, M.. Teorie e tecniche di antropologia visuale. Palermo, Laboratorio Antro - pologico Universitario, 1985 – Chiozzi , P. Manuale di antropologia visuale, Milano, Unicopli, 2008 - Collier, John jr.; Collier, Malcolm. Visual anthropology: photography as a research method, Al - buquerque: University of New Mexico Press, 1986 – Faeta, F., Fotografi e fo - tografie. Uno sguardo antropologico. Milano, FrancoAngeli, 2006 – MacDougall, D., “The corporeal image. Film, ethnography and the senses”, Princeton University Press, 2006 – Marano, F., Camera etnografica: storie e teorie di antropologia visuale. Milano: Angeli, 2000 – Pennacini, C., Filmare le culture. Un’introduzione all’antropologia visiva. Roma, Carocci, 2006 – Rouch, J.. “The camera and man”. 1975 – Tosi, V., «A proposito della scientificità del film etnologico». 1980 – Tosi, V., Presentazione delle Giornate del film etnografico italiano, in «Bollettino dell’Associazione Italiana di Cinematografia Scientifica», pp. 18-19. dicembre 1977».

Queste indicazioni bibliografiche dimostrano quanto sia importante l’Antropologia Visuale e quanto sia opportuno valorizzarla con l’organizzazione della Rassegna De Seta; a tale riguardo la FITP ha già sottoposto ad Istituzioni pubbliche e private delle regioni meridionali italiane, in particolare la Calabria, la Sicilia, la Sardegna e la Puglia, dove De Seta ha realizzato gran parte dei suoi lavori, il progetto per tale realizzazione; per questo scopo ha chiesto la collaborazione per organizzarla, in forma itinerante, nel quadro di un rinnovato dibattito culturale sull’annosa «Questione Meridionale» e, più in generale, nel contesto soprattutto della valorizzazione e tutela delle «culture popolari».

Si tratta, pertanto, di prendere lo spunto dai documentari realizzati a partire dagli anni ’50 del secolo scorso proprio da Vittorio De Seta. Come è noto l’importanza politico-culturale della «questione meridionale» si colloca a partire dal verismo di Giovanni Verga nell’Ottocento, continua, nel Novecento, con il contributo di diversi intellettuali tra i quali è significativo quello di Carlo Levi con il noto Cristo si è fermato a Eboli. Quest’opera attualmente costituisce un dato politico-culturale oggettivo secondo il quale «la Questione Meridionale» gramsciana non è più una realtà socio-culturale soltanto del sud Italia. Infatti, nel mondo ormai esistono tanti «sud», tanti «meridioni» rispetto ai quali il «Cristo» di Levi si è fermato anche in tante diverse «Eboli», lasciando molte popolazioni nella povertà e nella condizione di «pagani», mentre pochi, le élite vivono nell’abbondanza.

Al progetto hanno dichiarato la loro adesione diverse istituzioni: la Cineteca della Calabria; la Fondazione Ignazio Buttitta di Palermo; l’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna; la Regione Puglia che ha già stipulato con la Federazione una convenzione di partnership finalizzata, per i prossimi tre anni, ad una «compartecipazione» dell’importante e prestigioso evento. Tuttavia, per realizzare ad ampio respiro l’iniziativa è auspicabile il patrocinio, con i relativi finanziamenti, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Direzione Generale Spettacolo).

Infatti, accedendo alle risorse ministeriali, la Rassegna potrebbe essere strutturata in un insieme di attività culturali della durata di una settimana, durante la quale possono essere organizzati i seguenti eventi: convegni scientifici sulle problematiche antropologiche ed economiche delle diverse realtà sociali definibili meridionali, ovvero i cosiddetti sottosviluppi presenti nei differenti continenti; mostre riguardanti i patrimoni etnografici delle medesime realtà sociali oggetto dei convegni; presentazione di studi e opere riguardanti le tradizioni popolari; spettacoli con trasposizioni sceniche di gruppi folklorici italiani e stranieri; concerti di gruppi di musica popolare che, provenienti dal Nord, Centro e Sud Italia e dalle Isole, possano dimostrare come, attingendo scrupolosamente dalla tradizione e dalla musica cosiddetta orale, si possono creare «condizioni nuove», affinché un canto popolare o uno strumento musicale tradizionale, se hanno ancora qualcosa da dire e qualche emozione da comunicare, possano continuare ad esprimersi e a fare arte, cultura e nello stesso tempo spettacolo.

Come si è prima accennato obiettivo della Rassegna è tentare di inserirsi, nel quadro del dibattito delle discipline demo-etno-antropologiche, per offrire un piccolo contributo alla definizione dell’importante ruolo dell’antropologia visuale negli studi attualmente condotti dagli antropologi. Infine, in tale complesso orientamento teorico-metodologico si cerca di individuare quali siano gli attuali sistemi e processi di rifunzionalizzazione delle «tradizioni popolari» ancora vitali nelle diverse realtà sociali di tutti i contesti culturali del mondo. Una prima risposta sembra essere la loro messa in scena nella quale si conserva la spettacolarità originaria dei fatti e fenomeni antropologici. Da qui la necessità delle documentazioni audiotelevisive dei patrimoni culturali folklorici immateriali e materiali.

Sulla base degli obiettivi fin qui sintetizzati si è ritenuto doveroso ricordare nella Rassegna che Vittorio De Seta, fin da giovane, si è impegnato a documentare numerose realtà popolari meridionali: 1954. Lu tempu di li pisci spata (11 min.), 1954. Isole di fuoco (11 min.), 1955. Sulfarara (10 min.), 1955. Pasqua in Sicilia (11 min.), 1955. Contadini del mare (10 min.), 1955. Parabola d’oro (10 min.), 1958. Pescherecci (11 min.), 1958. Pastori di Orgosolo (11 min.), 1958. Un giorno in Barbagia (14 min.), 1959. I dimenticati (20 min.); inoltre, lo stesso interesse per le prospettive antropologiche sono presenti in diversi suoi film fra i quali sono noti Banditi ad Orgosolo del 1961 (premio opera prima al Festival di Venezia) e Lettere dal Sahara del 2006, lungometraggio nel quale viene ripresa la vita di un immigrato africano in Italia.

Per quanto riguarda gli impegni organizzativi della Rassegna, sia per ciò che concerne le questioni della realizzazione operativa di raccolta e proiezione dei documentari, sia per l’organizzazione di convegni, mostre, spettacoli e concerti, la F.I.T.P. mette a disposizione, sul piano volontaristico, quindi senza alcuna retribuzione, la professionalità tecnica di diversi iscritti e le competenze della propria Consulta Scientifica composta da professori del settore scientifico disciplinare Demo-Etno-Antropologico i quali, fra l’altro, hanno specifiche competenze in Antropologia Visuale e Museale.

In conclusione, pertanto, sul piano operativo, nella Rassegna dell’edizione del 2019 il gruppo organizzatore e la giuria incaricati dalla FITP hanno realizzato un interessante evento al quale, nelle due giornate del 23 e 24 novembre rispettivamente a San Giovanni Rotondo e a San Marco in Lamis, ha partecipato un folto pubblico che ha applaudito sia i documentari premiati e sia l’insieme dello spettacolo che ha fatto da cornice all’evento.