Il tuo era un canto libero... come il canto dei padri

img

C'è un tempo nella vita di ognuno nel quale i ricordi dei momenti e dei fatti degli uomini, che hanno inciso, con maggior forza, le fibre più intime dell’anima, riaffiorano, vividi e lucidi con il loro carico di dolori, speranze, paure, illusioni, attimi di gioia, prove d’amicizia e di affetto. Sta succedendo al sottoscritto ogni qualvolta mi capita di avere tra le mani qualcosa o qualche data, che mi ricorda il caro Antonio Lecce, CANTORE DELL’“ECO” e dei “GARGARENSI”. Voglio ricordare questa sera, parte della lettera aperta, letta in occasione della sua struggente dipartita.

A chi non lo conosceva, dava l’impressione di una persona estroversa, sicura di se, della vita e di tutti i momenti tristi o gioiosi che si affacciavano nella sua vita serena . Era questa la scorsa sotto cui nascondeva, l’estrema sensibilità dell’animo, oltre ad una forte timidezza innata. La coscienza del proprio valore e la modestia del suo DNA, non gli impedivano di mostrare teatrali atteggiamenti, che mandavano in brodo di giuggiole gli spettatori, che applaudivano le sue performance canore e teatrali. I Gruppi L’Eco del Gargano e i Gargarensi erano la sua vita e la sua seconda famiglia. A loro ha dedicato tutta la sua passione e la sua attività artistica, profondendo, a piene mani, i tesori del suo animo.

Al di sopra delle parti, superiore ad ogni diatriba, aveva una spiccata sensibilità artistica ed una profonda conoscenza musicale e canora, atte a cogliere il bello delle cantate pugliesi in generale e “sangiovannare” in particolare.

Tanti anni lo hanno visto cantante solista (voce di particolare bellezza) dei due gruppi all’avanguardia a livello nazionale ed internazionale. Solo improrogabili impegni di lavoro lo tenevano, talvolta, lontano dagli spettacoli, ma nel cuore, ha portato sempre le immagini dei suoi musicisti, dei suoi ballerini, dei loro canti, delle loro danze e del loro amore per il folklore della cara San Giovanni Rotondo.

Era bello sentir dire: Presidente, quando sto con “ l’Eco", sto con i miei fratelli, nella mia famiglia e nella mia casa. Tutto questo mio affetto è stato trasferito alla grande famiglia FITP, mia Amica e mia Maestra e nei suoi Dirigenti, i quali hanno per me, in ogni occasione, sorrisi e parole di apprezzamento per il “mio cantare”, il mio interpretare, il mio stare sul palco e il mio essere fraterno amico.

Stasera, io, cosa posso aggiungere per testimoniare il mio affetto di fratello, di amico sincero, di padre del sangue del suo sangue. Era per me un figlio.

GRAZIE Antonio… da me, dai ragazzi (di ieri e di oggi) dell’“ECO”, dai musicisti e dei “Gargarensi”; GRAZIE dal profondo del cuore, a nome della Giunta e del Consiglio nazionale FITP e di tutto il mondo del folklore italiano. Tutti ti hanno apprezzato e voluto bene, ma penso anche che ognuno di noi ti deve qualcosa e ci sentiamo in colpa se solo post-mortem ci siamo resi conto della grandiosità del tuo amare il prossimo.

La memoria del tuo canto, sconfigge il tempo, il passato si fa presente ed apre le sue braccia al futuro, in una meravigliosa e continua Rigenerazione. La melodia del tuo canto e le accattivanti e magistrali interpretazioni illumineranno, sempre, tutti noi; la tua proverbiale e spontanea simpatia, nutrirà la nostra mente e i nostri cuori.

Ci hai insegnato che la vita è un dono meraviglioso, un dono prezioso da custodire con cura, anche per chi la vive soltanto da spettatore. “Vivere- era solito dire Antonio - è l’avventura più entusiasmante che un essere umano possa avere, ogni giorno è unico, bello o brutto che sia, va vissuto in tutta pienezza e serenità. Ogni esperienza diventa un frammento della nostra anima, che ci arricchisce in saggezza, esperienza e gioia di vivere”.

Si può con certezza affermare che, con la tua appartenenza alla grande famiglia FITP, hai sempre certificato che l’uomo vive pienamente la sua umanità, solo quando ha innato il senso dell’orgoglio dell’appartenenza alla propria terra, ai propri ideali.

ANTONIO, Ti ricorderò, sempre, con le tue stesse parole, quelle più belle e più vere che eri solito dire al termine di ogni tuo spettacolo:
“Mi sento pieno di vita, dopo l’ennesima gioia di questa sera. Grazie ragazzi… Grazie per questi doni che mi offrite a piene mani”.

Antonio, Cantante, Attore, Uomo, è una lettura storico-antropologica e demologica del popolo sangiovannese, senza dimenticare la storia millenaria della città e del Gargano.