Italia e Regioni 2026: a Castrovillari l’Italia delle comunità si incontra nel cuore del Pollino

Italia e Regioni 2026: a Castrovillari l’Italia delle comunità si incontra nel cuore del Pollino

di Marcello Perrone

Tradizioni popolari, musica, danze, saperi e sapori: dall’11 al 13 settembre Castrovillari ha accolto la 44ª edizione della manifestazione nazionale promossa dalla Federazione Italiana Tradizioni Popolari. Un incontro che racconta quanto il patrimonio immateriale possa ancora essere una risorsa viva per i territori.

Ci sono luoghi nei quali le tradizioni non appartengono soltanto al passato. Continuano a vivere nelle persone, nei gesti tramandati, nelle musiche, nei costumi, nelle parole dialettali e nei piatti che custodiscono la storia di una comunità.

Per tre giorni Castrovillari è diventata uno di questi luoghi.

Dall’11 al 13 settembre 2026 la città del Pollino ha ospitato la 44ª edizione di “Italia e Regioni”, la rassegna nazionale organizzata dalla Federazione Italiana Tradizioni Popolari (FITP), richiamando in Calabria gruppi e rappresentanze provenienti da diverse regioni italiane.

Un mosaico di colori, canti, danze e costumi che ha attraversato Piazza Gallo e la città, facendo incontrare territori geograficamente lontani ma accomunati dallo stesso desiderio: custodire la propria identità e continuare a trasmetterla. (Unione Sarda)

Ma ridurre il folklore alla sola dimensione dello spettacolo sarebbe oggi un errore.

Dietro un abito tradizionale, un canto, una danza o una ricetta ci sono infatti storie familiari, produzioni locali, artigianato, paesaggi, agricoltura, memoria orale e relazioni tra generazioni.

C’è, soprattutto, un patrimonio immateriale che può diventare una delle chiavi attraverso cui rileggere il futuro dei piccoli centri e delle aree interne.

Dalla memoria al futuro

Manifestazioni come Italia e Regioni assumono quindi un significato che va oltre i giorni dell’evento.

Mettere insieme comunità provenienti da territori differenti significa creare occasioni di confronto, costruire reti e permettere alle nuove generazioni di entrare in contatto con un patrimonio che rischierebbe, altrimenti, di perdere progressivamente spazio nella vita quotidiana.

È proprio questo uno degli aspetti più contemporanei della cultura popolare: custodire non significa conservare tutto immobile, ma essere capaci di trasmettere.

Le tradizioni restano vive quando passano da una generazione all’altra, quando vengono raccontate con linguaggi nuovi e quando riescono ancora a creare partecipazione.

Non è secondario, in questa prospettiva, il coinvolgimento dei più giovani. La presenza di bambini e ragazzi nei gruppi folklorici dimostra come la cultura popolare possa continuare a essere uno spazio di appartenenza, educazione e socialità.

Anche il cibo racconta un territorio

Accanto alla musica, alle danze e ai costumi, nella filosofia di Italia e Regioni trova spazio anche un altro grande linguaggio identitario italiano: quello della cucina.

Tra le iniziative che caratterizzano tradizionalmente la manifestazione figura infatti “Cuochi in Piazza”, il concorso di gastronomia tradizionale attraverso il quale vengono messe a confronto ricette e culture alimentari regionali.

La stessa FITP descrive l’iniziativa come uno strumento per valorizzare il patrimonio enogastronomico delle regioni e delle comunità italiane. (F.I.T.P.)

Una ricetta tradizionale, del resto, non è soltanto un insieme di ingredienti.

Racconta ciò che una terra produce, il suo clima, la sua biodiversità, le stagioni, il lavoro agricolo e soprattutto il modo in cui una comunità ha imparato nei secoli a utilizzare ciò che aveva a disposizione.

Il cibo diventa così un vero e proprio archivio della memoria.

Castrovillari, porta del Pollino e luogo d’incontro

La scelta di Castrovillari acquista un significato particolare.

La città possiede una lunga relazione con il folklore e con le culture popolari e nel 2026 ha ospitato, oltre a Italia e Regioni, diversi appuntamenti legati alle espressioni culturali e artistiche, confermando una vocazione costruita nel tempo. (castrovillaricittafestival.it)

Ma c’è anche una dimensione territoriale più ampia.

Castrovillari è una delle porte del Pollino, un territorio nel quale biodiversità naturale e biodiversità culturale spesso coincidono: piccoli borghi, produzioni agricole identitarie, paesaggi rurali, boschi, montagne, minoranze linguistiche, tradizioni religiose, feste, musiche e cucine locali compongono un patrimonio straordinariamente articolato.

Ed è proprio da territori come questi che può partire una riflessione nuova.

Le aree interne non hanno bisogno soltanto di essere raccontate per ciò che hanno conservato. Hanno bisogno di trasformare questo patrimonio in opportunità contemporanee: turismo lento, esperienze culturali, filiere agroalimentari, artigianato, formazione, eventi e nuove economie legate ai luoghi.

In questo senso la cultura popolare può essere anche sviluppo locale.

Un’Italia fatta di comunità

L’immagine più significativa lasciata da Italia e Regioni 2026 è forse proprio quella dell’incontro.

Regioni differenti, dialetti differenti, musiche, costumi e sapori differenti che, arrivando a Castrovillari, hanno composto per qualche giorno un unico racconto.

È l’Italia dei paesi e delle comunità.

Un’Italia nella quale le differenze non rappresentano una distanza, ma una ricchezza da condividere.

Per questo le tradizioni popolari possono parlare ancora al presente. Perché dietro ogni danza, ogni canto, ogni costume e ogni piatto tradizionale c’è qualcosa di profondamente attuale: il bisogno delle persone di riconoscersi in una comunità e, nello stesso tempo, di aprirsi all’incontro con le altre.

Dal Pollino arriva allora un messaggio semplice: la memoria ha valore quando riesce a generare futuro.

E custodire le nostre radici non significa guardare indietro.

Significa sapere da dove partire.

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