Vino… vino… vita

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Senza voler affrontare le complesse problematiche della paremiologia che si lasciano agli specialisti, è forse sufficiente riprendere quanto nell’antichità sosteneva Aristotele secondo il quale i proverbi sono «frammenti dell’antica filosofia conservatisi tra molte rovine, grazie alla loro brevità e opportunità.

La bontà del vino calabrese è conosciuta sin dall’antichità. Una delle testimonianze del lontano passato, infatti, è contenuta in un testo greco dei IV secolo a.C. che, tradotto in latino, recita: «Bruttia quae vestem et vinum multum et optimum mittit» (il Bruzio esporta abbigliamento e vino abbondante e di ottima qualità).

Altri importanti riferimenti sui vini di Calabria li troviamo, inoltre, in alcuni scritti di Strabone e Plinio. Oltre a ciò, si hanno notizie che i vitigni più diffusi della regione siano stati portati in Calabria dai Greci che, nella cittadina di Cirò, l’antica Cremissa, eressero un tempio dedicato a Dioniso, come è noto divinità che, tra i Romani, prende il nome di Bacco.

Successivamente, nel quadro della cultura latina imperiale, anche il grande Magno Aurelio Cassiodoro di Squillace celebrò i vini calabresi perché “giovano ai visceri, risanano le ferite, rinvigoriscono il cuore stanco”. Ma, accanto ai tanti riferimenti classici e letterari, alcuni dei quali vengono qui citati, i “pregi” del vino calabrese sono “celebrati” dalle masse popolari con significativi proverbi che spesso i gruppi folklorici della regione riportano nelle loro trasposizioni sceniche.

Senza voler affrontare le complesse problematiche della paremiologia che si lasciano agli specialisti, è forse sufficiente riprendere quanto nell’antichità sosteneva Aristotele secondo il quale i proverbi sono «frammenti dell’antica filosofia conservatisi tra molte rovine, grazie alla loro brevità e opportunità».

Come è noto, il proverbio, anche come forma particolare di esperienza linguistica, è sempre in uso. La sua funzione diventa necessariamente quella di trasferire un particolare materiale simbolico elaborato sulla base di una specifica attenzione alla realtà. Per esempio, numerosi proverbi sono stati elaborati e socialmente accettati nel contesto delle feste popolari.

Infatti, soprattutto nel passato, le feste erano momenti di intensa ritualità che, oltre a scandire i rapporti propiziatori e devozionali con la divinità, costituivano un sistema utile a riconfermare l’orizzonte sociale e culturale nel quale la coesione e il relativo controllo erano istituzionalizzati da norme non scritte ma spesso definiti da motti e proverbi.

A partire, poi, dal secondo dopoguerra del secolo scorso, la forte attrazione dell’economia industriale, la connessa meccanizzazione del mondo agricolo, l’abbandono della terra da parte del bracciantato e l’emigrazione verso realtà produttive economicamente sviluppate sono state importanti cause che hanno inciso in modo profondo sulla sopravvivenza della cultura popolare delle tradizionali comunità contadine nelle quali, nel passato, la saggezza dei proverbi era un elemento fondamentale della pedagogia pratica degli anziani.

Infatti, nel processo di trasformazione del sistema di produzione è cambiato anche quello economico-culturale e, nello stesso tempo, quello sociale. Pertanto, la funzione pedagogica dei proverbi è diventata sempre un fatto abbastanza raro ed è rimasta un esercizio per appassionati come sono i gruppi folklorici che riescono a conservarli nelle messe in scena dei loro spettacoli.

Del resto, il contesto sociale in cui, oggi, cade il proverbio è diverso; nella pratica linguistica contemporanea troviamo, infatti, altre forme di linguaggio quali lo slogan impiegato nella pubblicità. In tale contesto semiologico degli slogan, però, è opportuno rilevare che molto è stato mutuato dalla struttura semantica dei proverbi che, nel passato, hanno fortemente agevolato la circolazione sociale delle idee.

Come si è prima accennato, la letteratura paremiologica è vastissima e sarebbe eccessivo affrontare la questione in questa sede; è sufficiente, però, ribadire che i proverbi contribuiscono a «mantenere viva e indeformata» una cultura da cui si proviene, significando qualcosa di molto prezioso, come la testimonianza e l’interpretazione fedele dell’espressione e dell’esperienza collettiva ed individuale.

La premessa generale sui proverbi costituisce il presupposto per un breve recupero di alcuni della tradizione paremiologica calabrese riguardanti il vino, l’ergologia per produrlo, i momenti e le occasioni per consumarlo. Pertanto, i proverbi più avanti riportati vengono proposti come «piccola bibbia» da non leggere tutta d’un fiato, ma da centellinare come un buon vino e da riassaggiare spesso.