Per rivitalizzare la propria identità

img

Nel Centro Studi Cortale i ragazzi acquisiscono il valore delle tradizioni

Le associazioni affiliate alla Federazione Italiana Tradizioni Popolari, sul piano istituzionale, dovrebbero sentire il fondamentale dovere di assumere, nelle rispettive comunità in cui operano, due importanti e concreti impegni:

1) condurre ricerche per documentare il patrimonio della propria cultura popolare al fine di rifunzionalizzarlo e, quindi, riattualizzarlo tramite trasposizioni sceniche e documentari etno-antropologici;

2) svolgere, in tale prospettiva di rivitalizzazione di un passato più o meno recente, una valida azione educativa indirizzata sia ad alunni della scuola dell’obbligo e delle superiori, sia ai giovani, in modo tale che si incuriosiscano e, quindi, si interessino ai valori identitari e storici del proprio paese.

La conservazione e rivitalizzazione di questi valori e patrimoni, assunti dall’interno dell’odierna globalizzazione che tende a fagocitare le differenti identità locali in un insieme facilmente controllabile sul piano economico e sociale, costituisce attualmente l’unico rimedio possibile per arginare le nuove forme di acculturazione e di neocolonialismo.

Da qui l’importanza recente del recupero delle radici culturali; tale recupero deve essere assunto come presa di coscienza della propria individualità con la relativa storia dinamicamente adeguata al variare dei tempi.

Un interessante esempio di ricerche etnografiche e di connessi impegni educativi, rivolti sia agli alunni delle scuole, sia alle popolazioni delle comunità della Provincia di Catanzaro, è quello del Centro Studi Memorandum di Cortale diretto da Andrea Simonetta che, da qualche anno, con il valido contributo degli associati, ha condotto interessanti indagini sulle tradizioni popolari festive calabresi, utilizzando il moderno strumento dell’antropologia visuale.

Per realizzare un documentario sulla festa tradizionale della Madonna della Salvazione, che si svolge ogni anno nell’ultimo fine settimana di luglio nella piccola comunità di Jacurso (CZ) (900 abitanti circa), tra il 2012 e il 2014 gli associati al Centro, in primo luogo hanno condotto preliminari ricerche bibliografiche e d’archivio sulla storia del paese, poi hanno fatto indagini di campo presso gli anziani, per individuare le rielaborazioni degli ultimi decenni; infine, con più telecamere hanno filmato le diverse fasi della festa, compresi i momenti organizzativi per stabilire i ruoli svolti dai componenti del comitato e dal parroco, per quanto riguarda i consensi e i dissensi espressi dalla popolazione del paese.

I risultati della ricerca, raccolti in un documentario di 40 minuti, sono stati presentati venerdì 25 luglio 2014 a Jacurso ad autorità politiche e culturali calabresi e ad un vasto pubblico, non soltanto locale.

Nel dibattito che è seguito alla proiezione del documentario, si sono avuti giudizi particolarmente positivi sia dagli intellettuali presenti, sia da semplici spettatori che hanno apprezzato la ricostruzione storica e la documentazione etnografica della festa.

L’Amministrazione Comunale di Jacurso, quindi, ha fatto proprio il documentario collaborando anche con il Centro Studi Memorandum per la realizzazione e per l’acquisto di copie da distribuire gratuitamente alle famiglie del paese.

Dopo questa positiva esperienza, il Centro Studi Memorandum ha rivolto la propria attenzione verso altre tematiche come l’artigianato femminile della zona, l’allevamento dei bachi e la connessa produzione della seta, la raccolta di rami teneri di ginestra per ottenere fibre con le quali, nel passato, si realizzavano tessuti ed altri manufatti.

Queste indagini attualmente costituiscono argomenti di visite didattiche proposte agli alunni della scuola dell’obbligo che vanno a Cortale per capire le fasi della produzione della seta e quelle della lavorazione al telaio tradizionale delle fibre di ginestra per tessere coperte e altre stoffe.

In sostanza, le documentazioni raccolte, in questo modo, diventano materiale didattico proposto ai ragazzi che, di fatto, acquisendo i valori di queste tradizioni tramandano l’identità del luogo. In questo modo le associazioni culturali diventano “organiche” alle comunità e prendono il posto spesso reso vacante dagli anziani che, nel passato, facevano da tramite con le nuove generazioni.

Tra l’inverno del 2014 e la primavera del 2015, il Centro Studi Memorandum, indagando sulle istituzioni sociali che più di altre conservano la cultura popolare locale rifunzionalizzandola, è arrivato alla conclusione che un ruolo fondamentale è sempre stato svolto dalla Chiesa, in particolare nel quadro delle pratiche liturgiche, dalle quali derivano le relative feste e le connesse forme paraliturgiche.

Da qui la decisione di condurre una ricerca e la connessa documentazione di antropologia visuale sulla Settimana Santa e i riti pasquali in Calabria. Questi, nell’apparato simbolico, rappresentano il momento più significativo della fede cristiana che viene vissuta e partecipata in modo intenso in forme spettacolari seguendo rielaborazioni di simboli e momenti, in base alle proprie differenti culture.

Dopo le doverose indagini storiografiche sulla letteratura riguardante la Settimana Santa, in generale, e su quella calabrese, in particolare, durante la Quaresima, la Settimana Santa e la Pasqua del 2015, gli operatori del Centro hanno filmato una grande quantità di avvenimenti poi utilizzata nel montaggio per ottenere un discorso organico nel linguaggio dell’antropologia visuale.

In pratica, si sono fatte indagini di campo e video-riprese nelle seguenti comunità: Amantea (CS), Cassano allo Ionio (CS), Bova (RC), Stilo (RC), Nocera Terinese (CZ) e Davoli (CZ). Con i filmati ottenuti e la connessa post-produzione, realizzata da Andrea Simonetta, al quale va riconosciuto anche il merito complessivo della regia, è stato prodotto un documentario di 45 minuti intitolato Il tempo della Quaresima e della Pasqua in Calabria.

Si tratta di un opera completa che sta avendo un particolare interesse, come sussidio didattico, nel quadro del programma formativo delle scuole dell’obbligo, per quanto riguarda l’inquadramento della storia delle culture locali e delle relative differenti identità.

Da tale interesse, pertanto, nella predisposizione dell’offerta formativa dello scorso anno scolastico, nelle scuole del comprensorio di Catanzaro, sono stati predisposti dagli insegnanti due importanti progetti: il primo, Conoscere le tradizioni locali presso l’Istituto Comprensivo Catanzaro Manzoni plesso Pontegrande e il secondo, Scopro, conosco e valorizzo le tradizioni del mio paese presso l’Istituto Comprensivo Girifalco - Cortale.

Infatti, l’argomento che si intende affrontare nelle ricerche costituisce la struttura portante che da sempre la Federazione ha offerto con la sua opera didattica, quando, per esempio, si rivolge ai bambini e ai ragazzi con l’evento nazionale, Il fanciullo e il folklore: incontro con le nuove generazioni.

Grazie alla particolare attività culturale del Centro Studi per la produzione di documentari etnografici, nello scorso gennaio, nell’ambito dei programmi dell’offerta formativa, è stata stipulata un’apposita convenzione, tra l’Istituto Comprensivo Girifalco - Cortale e il Centro Studi Memorandum, voluta dal dirigente scolastico prof. Tommaso Cristofaro e dagli insegnanti, con l’intento di stimolare gli studenti a condurre ricerche e documentazioni di Antropologia Visuale sulle tradizioni quaresimali e pasquali, ovvero sulla Corajisima e i suoi segreti; cioè, l’usanza quaresimale calabrese secondo la quale si infilano sette penne di gallina su una patata o un’arancia poste alla base o sul capo di una pupattola di stoffa.

Durante lo scorrere della Quaresima, ogni settimana viene sfilata una delle sei penne nere sino a quella bianca che viene tolta, a seconda della particolare tradizione locale, il sabato santo, in occasione dell’accensione del fuoco, benedizione dell’acqua e dello scioglimento delle campane, oppure per Pasqua.

Durante i primi incontri, Andrea Simonetta ha tenuto incontri seminariali ad un’assemblea di alunni delle varie scuole anche con ausilio didattico di video per spiegare come condurre una ricerca di antropologia visuale.

Si è partiti dagli stessi disegni dei ragazzi, i quali riproducono non solo l’ambiente, ma anche le persone, la famiglia e gli amici. In questi disegni, infatti, i ragazzi realizzano documentazioni di antropologia visuale così come, nel passato, gli uomini hanno realizzato incisioni rupestri durante la Preistoria e la Protostoria; nell’antichità classica sono state riprodotte documentazioni nei bassorilievi delle urne funerarie, negli affreschi delle abitazioni: si pensi alle scene di vita degli dei dipinti nelle abitazioni di Pompei.

Nelle epoche successive, a partire dal Medioevo fino ad oggi, in pratica sino alla scoperta della cinematografia, sono state realizzate opere di antropologia visiva in una grande quantità di dipinti, nei quali, purtroppo, le scene rappresentate sono statiche, sebbene sia stato riprodotto un momento dinamico.

La dinamicità e il movimento, come è noto, si sono potuti realizzare soltanto con le rappresentazioni cinematografiche e successivamente con quelle televisive. Metodo di documentazione questo che è stato facilmente colto e poi adottato dai ragazzi, i quali si sono subito adoperati per utilizzare i moderni strumenti di ripresa, ormai facilmente accessibili a tutti.

Per l’anno scolastico 2016, quindi, nel programma del Comprensorio sono state avviate le ricerche e la documentazione sulle tradizioni della Settimana Santa della zona con l’attiva collaborazione del Centro Studi Memorandum.

Alla conclusione dell’anno, ai primi di giugno, è stato organizzato un piccolo convegno per verificare i risultati delle esperienze realizzate dai ragazzi; quindi sono stati proiettati i loro documentari dando spunto ad interessanti riflessioni sulle tradizioni popolari.

L’istanza pedagogica e la connessa esperienza didattica proposte dal Centro Studi Memorandum agli alunni delle scuole dell’obbligo della zona costituiscono, di fatto, un modello interessante che altre associazioni affiliate alla Federazione dovrebbero seguire per riscoprire il proprio patrimonio culturale.

A questo riguardo, però, è opportuno mettere in risalto che il Centro Studi Memorandum, nella sua proposta educativa, ha impiegato un sussidio didattico particolarmente affascinante per i ragazzi che vivono in un secolo caratterizzato dalla tecnologia elettronica; infatti, l’impiego degli strumenti di ripresa, piccole telecamere oppure i moderni telefonini, costituisce una possibilità concreta per realizzare documentazioni etnografiche indotte e guidate da preliminari e precedenti ricerche bibliografiche.

Da qui deriva, come è evidente, l’importanza che i dirigenti e gruppi folklorici della F.I.T.P. devono dare all’Antropologia Visuale intesa come strumento utilissimo per condurre indagini e documentazioni sul proprio patrimonio culturale.