Lo sguardo da lontano per il prossimo futuro

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Nell’assemblea di Nemi i dirigenti e i soci presenti si sono posti, con particolare determinazione, il complesso problema per stabilire quale possa essere la nuova funzione culturale, sociale e, quindi, politica che i gruppi folklorici dovranno svolgere nei prossimi anni nelle rispettive comunità.

Le risposte e le istanze programmatiche al quesito sono state diverse. In alcuni casi sono state anche teoricamente interessanti in quanto fondate su attente analisi dell’attuale realtà economico-sociale italiana in cui le associazioni culturali operano.

Sebbene un certo numero di gruppi scelgano di conservare per i loro spettacoli moduli fedeli alla tradizione festiva e ludica di un passato contadino preindustriale, in assemblea, nel dibattito è emersa l’esigenza di capire quali siano gli attuali gusti dei differenti pubblici – quelli dei giovani e degli anziani - ai quali sono proposte le rappresentazioni folkloriche; si è posto il quesito, in particolare, di come le performances folkloriche vengano accettate e soprattutto recepite dai giovani nati nella società post moderna e che vivono in una realtà socio-culturale in cui sono dominanti le comunicazioni multimediali e la globalizzazione economico-culturale, dove i sistemi di produzione si basano sull’automazione meccanica e non più sul lavoro umano.

Una situazione oggettiva che determina crisi da risolvere non soltanto per quanto riguarda i gruppi folklorici, ma in generale riguarda tutta l’attuale società del cosiddetto mondo occidentale, in quanto ci troviamo di fronte ad una crisi di sistema per risolvere la quale avanzano istanze che, fra l’altro, provengono da lontani moduli medievali, come per esempio l’ambizioso progetto dell’islamizzazione.

Si tratta di questioni molto ampie che non è qui il caso di approfondire in quanto richiedono analisi specifiche condotte da specialisti. Pertanto per tornare ai modesti problemi da risolvere attualmente in favore dei gruppi folklorici, una prima risposta l’ha offerta il Prof. Pino Gala nella sua relazione fatta durante l’assemblea e che viene pubblicata in questo numero della Rivista; un’altra abbastanza interessante è quella avanzata dal Prof. Gian Luigi Bravo con le osservazioni al mio articolo di apertura del numero di marzo/ aprile della Rivista.

Entrambe le risposte devono essere oggetto di profonde riflessioni per i dirigenti e gli organizzatori, a tutti i livelli (centrali e periferici), dei gruppi folklorici associati alla FITP. Da tali riflessioni, infatti, si dovrebbe partire per ampliare il dibattito e trovare la via per un futuro dei gruppi folklorici adeguato all’attuale situazione socio-culturale.

In questo dibattito devono essere coinvolti tutti; sono utili sia le istanze più semplici, sia quelle più articolate. In prospettiva, poiché l’obiettivo è il complesso problema della sopravvivenza futura dei gruppi folklorici, sarebbe interessante e soprattutto utile arrivare ad organizzare un ampio congresso nazionale di qualche giorno, durante il quale discutere per trovare soluzioni operative condivise.

Si tratta di realizzare un obiettivo nel quale sarà possibile coinvolgere, non soltanto gli iscritti e i dirigenti della FITP in quanto operatori sul campo, ma anche studiosi che da tanti anni si dedicano ad analizzare le diverse realtà e situazioni folkloriche.

A questo riguardo ritengo necessario e doveroso ringraziare gli studiosi per l’impegno che rivolgono con le loro ricerche sui diversi aspetti delle culture del cosiddetto mondo popolare; senza questi studi, nei quali sono presenti documentazioni ed analisi, i gruppi folklorici non avrebbero potuto disporre di riscontri per proporre le loro attuali performances sulle realtà culturali delle rispettive comunità.