L’abbigliamento tradizionale di Letino

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Piccolo paesino posto ai piedi di Monte Miletto Letino conta 700 anime e potremmo dire che quasi la metà, se non di più, possiede il proprio “vestito tradizionale”. A Letino, così come abbiamo imparato negli anni conoscendo Luigi Paolella, Padre del Folklore, da sempre presidente del gruppo Ri Tinazzoli e da sempre innamorato del folclore e del suo borgo, a Letino il costume tradizionale che nel passato ha rappresentato lo status della donna, tuttora costituisce un bene prezioso da custodire gelosamente e da tramandare alle generazioni future. È un segno doveroso, perché come spiegava Luigi – un anziano informatore –, l’attaccamento al costume è tale che la donna lo indossa anche per il suo ultimo viaggio. L’abito è talmente prezioso e adorno di simboli tanto che impone che venga tramandato e lascito in eredità. In quasi tutte le comunità dell’alto Matese, in pratica, tranne a Gallo e Valle Agricola, il costume tradizionale è indossato soprattutto per il matrimonio e in occasione delle esequie. Questa usanza ha determinato una vasta produzione di costumi con altrettante diverse versioni. Nello schema generale, tuttavia, ogni tipologia rappresentava nel passato la condizione sociale e lo stato civile della donna: ossia giovane, nubile, maritata, zitella o vedova. La differenza del costume, in paratica, sta nella mappa e nel panno. Il panno è un pezzo di stoffa ricamato a mano, legato alla vita e pendente posteriormente fino a coprire la gonna. La mappa rappresenta il pezzo più pregiato dell’intero costume. È un copricapo finemente ricamato a mano con un punto senza rovescio e col bordo contornato da una frangia anch’essa lavorata in oro. La mappa viene fissata alle trecciole ottenute dall’intreccio dei capelli con la «rizzola», lavorata anch’essa con il pettine di legno. La giovanetta non porta né il panno né la mappa; la nubile, cioè la signorina, indossa un panno e una mappa di colore verde; la maritata ha la mappa ed il panno di colore rosso; la zitella, oltre al panno e la mappa verde, porta altri simboli distintivi. La vedova, indossa panno e mappa di colore nero, senza nessun particolare ornamento; tuttavia in questa situazione sono necessarie alcune precisazioni. Nel passato, la vedova che intendeva spezzare il lutto, indossava il panno e la mappa di colore bordeaux. Soltanto il costume da sposa è sfarzosamente ornato e arricchito da monili d’oro e d’argento.

La mappa retta da due file di trecce di capelli, legate con cordicelle bianche tessute a mano, leazze, servono a formare le trecciole.

Molti costumi molisani del Matese hanno la stessa somigliante acconciatura che rimanda per similitudini ad abbigliamenti di comunità del versante adriatico e del Mar Egeo. Completano questo costume la unnella, fatta di lana turchina pesante e ricamata a mano. R’ mantero, ottenuto da un pezzo di panno di lana rettangolare, impreziosito da ricami e lavorato con fili d’argento. Viene legato alla vita da una fascia anch’essa tessuta a mano con il caratteristico pettine di legno.

La cammicia o cammiscia, di cotone bianco e con maniche a sbuffo che arrivano al gomito a cui è sovrapposto un manicotto aggiunto nel corso del ‘700, periodo in cui molti costumi del Regno di Napoli subirono sostanziali modifiche. Ricamato in oro, è arricchito da nastri rossi e verdi. Serve a coprire il braccio dal gomito al polso. Anche questo pezzo del costume sta ad indicare lo stato della donna. I due nastri colorati stanno ad indicare la presenza di una donna maritata. Il pizziglio, è un merletto che si mette intorno al collo e che fa da supporto ai fili d’oro e alle collane. La Spilla o spillone è un grosso pomo cesellato in argento. Sembra originario della Bassa Ucraina. Lo spillone serve a reggere ulteriormente la mappa. Infine, Ri scarpuni sono una specie di sandali ottenuti dalla conciatura delle pelli di pecora, di vacca e di asino. Venivano allacciati fino al ginocchio con stringhe chiamate curriuoli. Servivano per proteggersi dal freddo e dall’umidità dei boschi. L’unico tessuto utilizzato per confezionare questo costume è la lana pettinata, in quanto deve essere adatto al clima rigido.

Per quanto riguarda il costume maschile, gli esempi più caratteristici sono dati dagli indumenti che venivano indossati giornalmente dai pastori di Letino. Essenzialmente il costume maschile è costituito da un calzone corto di panno scuro, aderente e con spacchi laterali all’estremità e tenuti stretti al ginocchio con cente tricolori. La camicia, di cotone bianco, quasi sempre a casacca e senza colletto, è ricamata sul davanti, ai polsi e all’attaccatura delle maniche. Viene allacciata sul petto da un nastro colorato. Sul davanti è chiusa da una patta alla marinara con una serie di bottoni metallici dorati. I calzettoni di lana bianca sono lavorati ai ferri.

Nel corso del secondo dopoguerra sono scomparse le pezze da piedi e i relativi scarpuni o zampitti, fatti con pelle di asino o di vacca. I pantaloni sono mantenuti alla vita da cente tricolori che vengono girate più volte. Completa l’abbigliamento il corpetto o gilet, dai grossi bottoni metallici dorati e ornati da nastri e lacci. La giacca, come il corpetto, è di panno lana di colore scuro, provvista anch’essa di bottoni e nastri. D’inverno, quando il freddo è intenso e pungente, il pastore di Letino si protegge con il largo mantello a ruota, la cappa e con un cappello alla paesana a falde larghe e con cupola bassa.