I presupposti storico-sociali delle culture immateriali e materiali

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È stato acquisito ormai da tempo che gli uomini, rispetto agli altri animali, hanno una migliore capacità di elaborare, rielaborare e gestire simboli per comunicare tra di loro; i differenti linguaggi, fra questi quelli gestuali, sono riscontrabili in tutti i popoli e le loro culture.

Infatti, la lingua è l’elemento caratterizzante di un popolo, in quanto ne sintetizza l’identità. Per esempio, nella cultura semitica, le lingue sono state miticamente messe in evidenza nel famoso racconto biblico della «Torre di Babele», dove vengono definite e distinte le differenze etnico-culturali proprio tramite le distinzioni dei linguaggi.

Sul piano biologico-funzionale, inoltre, la distinzione tra gli uomini e gli altri primati (cioè, i diversi tipi di scimmie) emerge tramite la particolare capacità degli uomini che hanno con l’uso delle mani, grazie alle quali è possibile l’adduzione dell’indice con il pollice, riescono ad ottenere una pinza con la quale si realizza il lavoro manuale e, quindi, si producono strumenti e manufatti.

In entrambi i livelli di elaborazione, quello della produzione dei simboli e quello della realizzazione dei manufatti, ovviamente sono determinanti le capacità razionali con cui vengono strutturati i relativi sistemi logici, documentabili e trasferibili come memoria sia nel presente, sia per il futuro, tanto da affidare i prodotti alle generazioni a venire.

Da qui l’elaborazione e realizzazione di diverse culture e tradizioni, differenti nei diversi contesti geografico-ambientali e storici; infatti, da tali differenti elaborazioni si sono definite le diverse identità socio-culturali, da intendersi come entità dinamiche, in quanto adattabili alle modificazioni prodotte nel divenire storico-sociale.

Si deve precisare, infatti, che, in tale processo di elaborazione e realizzazione, gli uomini ottengono con il lavoro prodotti culturali immateriali e materiali che costituiscono, sul piano storico, esiti complessi che caratterizzano le peculiarità tradizionali del gruppo sociale che li ha realizzati.

Nella suddivisione sociale del lavoro, come è noto, si formano le distinzioni e le differenze delle specializzazioni produttive, in conseguenza delle quali si stabiliscono distinzioni e differenze di ruoli e di funzioni sociali degli uomini in una data comunità.

Da tali distinzioni, infatti, sorgono le differenze tra la cultura dei ceti sociali egemoni e le culture dei ceti popolari; inoltre, da tale situazione sociale si formano i dislivelli economico-culturali, nella misura in cui i ceti egemoni strutturano e nello stesso tempo legittimano l’ordinamento religioso e statuale comunitario, definendo così sia la propria egemonia economica, sia quella politico-istituzionale.

Questo processo forma il contesto in cui i ceti egemoni elaborano prodotti culturali di élite adeguati al loro status sociale e validi a confermarne la condizione egemone; da qui le norme, i principi religiosi, etici, giuridici dai quali deriva una grande quantità di materiali ideologici, definibili come prodotti culturali immateriali, nei quali, infatti, si collocano le diverse forme di letteratura che storicamente sono passate dalla condizione orale a quella scritta, così definendo meglio l’istituzione statuale delle comunità le quali, in questo modo, hanno ampliato territorialmente il loro potere fondando le nazionalità.

In questo complesso processo storico di formazione delle diverse nazionalità, caratterizzate da specifiche identità culturali, sono stati fortemente coinvolti, in forme e dimensioni diverse, anche i ceti sociali popolari, nella misura in cui, nella suddivisione sociale del lavoro, ad essi sono stati attribuiti ruoli e compiti subalterni, con prodotti ovviamente adeguati alla loro condizione di subalternità.

I capi, i sovrani e i gruppi di potere delle prime istituzioni democratiche hanno sempre coinvolto le popolazioni per legittimare, in forme e presupposti diversi, il proprio potere; nel passato, questo veniva fatto derivare e, quindi legittimato, dal potere divino; la legittimazione laica del potere, come è noto, nella cultura europea, si colloca storicamente nel XVIII secolo con la Rivoluzione Francese.

È un dato oggettivo, in tutti i casi, che in ogni regione si siano formate comunità che hanno elaborato e prodotto un proprio patrimonio culturale frutto di un incontro-scontro tra i ceti egemoni e quelli subalterni o popolari.

In questa sede sarebbe eccessivo entrare nei dettagli storici avvenuti su tale incontro-scontro, come è noto definibile anche come lotta di classe. Nella presente rapida analisi ciò che interessa è cogliere come nei processi produttivi, nei diversi contesti geografico-culturali, siano stati storicamente realizzati prodotti materiali della cultura quali, per esempio, particolari strumenti di produzione, definibili costanti in quanto identici o simili per funzione operativa; per esempio, uno strumento utile a tagliare, realizzato o con una scheggia litica o con un metallo, è una risposta culturale funzionale riscontrabile in tutti i contesti ambientali e culturali.

Lo stesso esito si rileva per uno strumento come la zappa impiegata per dissodare il terreno da coltivare. Inoltre, per esempio, si presentano come costanti le tecniche adottate, in tutti contesti, per allevare, domare e ammaestrare gli animali per impiegarli come collaboratori nel lavoro e per sfruttarne i prodotti.

Si rileva, ancora, che altri fattori costanti, presenti in tutti i contesti culturali, oltre alla lingua, sono i canti e le musiche (in tutte le culture gli uomini cantano e suonano strumenti), eseguiti in forme e melodie differenti a seconda delle differenti culture dove sono stati elaborati.

Come è noto, musiche, canti e connesse danze si collocano, in modo evidente, tra i prodotti immateriali della cultura che caratterizzano l’identità delle singole comunità. Dalle considerazioni fin qui sintetizzate si arriva a conclusioni da tempo ormai precisate in antropologia da specifiche analisi teorico-metodologiche.

Sia i prodotti materiali della cultura, sia quelli immateriali, ovvero tutto il complesso della cultura di un dato gruppo sociale, in conseguenza della dialettica di classe che, di fatto, caratterizza i rapporti sociali e di gestione della produzione e del relativo lavoro, come si è accennato prima, costituiscono da un lato la cultura egemonica e dall’altro le culture subalterne o popolari che storicamente, nell’Ottocento, sono state definite «tradizioni popolari», in quanto retaggi di un complesso processo evolutivo che partirebbe, secondo le interpretazioni evoluzionistiche, da un passato considerato indefinito e talvolta collocato in una dimensione mitica.

Senza sottovalutare l’importanza della cultura prodotta dai ceti egemoni, dove si collocano storicamente prima gruppi definibili genericamente aristocratici e poi borghesi, subentrati con la Rivoluzione Francese, nel mondo occidentale a matrice europea, da sempre ha vissuto, vive ed opera una grande quantità di ceti popolari che hanno prodotto e producono ancora particolari prodotti immateriali e materiali elaborati in funzione delle differenti esigenze, realizzando così uno specifico patrimonio culturale a carattere identitario.

A partire dai primi anni ’70 del secolo scorso, i gruppi folklorici della F.I.T.P. si sono interessati a documentare il patrimonio sia dei beni culturali immateriali, sia di quelli materiali; canti, musiche, balli, abbigliamenti e ornamenti preziosi popolari della tradizione delle diverse comunità delle regioni italiane sono stati interpretati e rifunzionalizzati dai gruppi, tramite rappresentazioni spettacolari proposte in teatro o in palcoscenici allestiti nelle piazze urbane, in occasione di eventi e feste popolari.

Da qui la moderna funzione documentaria e interpretativa che svolgono i gruppi folklorici associati alla F.I.T.P.; oltre a tale funzione essi svolgono anche un importante compito di tipo educativo proponendo, con rappresentazioni di canti, musiche e balli delle rispettive culture popolari, il vasto patrimonio che caratterizza l’identità delle singole comunità di appartenenza.

Per concludere e stabilire concretamente «che fare», quindi, allo stato attuale è opportuno riflettere per rifondare e così continuare le funzioni finora svolte dalla F.I.T.P. adeguandole, però, alle nuove esigenze determinate dallo sviluppo tecnologico e soprattutto dai gusti e dagli interessi delle giovani generazioni; pertanto, l’interesse dei gruppi per le culture popolari deve essere proiettato verso il futuro.