Gente in cammino, adunata intorno ad un santo di preghiera e di sofferenza

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Fede, Folklore, Fratellanza...Pace

La Fede è anche gioia, compresa quella di lanciare al cielo la propria voglia di cantare, ballare, suonare nel nome della “Pace”. Da sempre, d’altronde, il rapporto Uomo e Fede è stato un momento pregnante di vita e, sotto l’aspetto antropologico, ha rappresentato un capitolo fondamentale della conoscenza.

Per me che sono di San Giovanni Rotondo è stata una gioia indescrivibile organizzare, ancora una volta, una manifestazione, che ha cantato le lodi del Signore, attraverso l’esaltazione di uno dei suoi figli prediletti, Padre Pio da Pietrelcina. E stato un momento di Fede e commozione, che ha intenerito i cuori più duri. Commozione, suggestione ed emozioni. Una fiumana di persone del mondo delle Culture popolari col suo “bagaglio”, composto dai colori, dai suoni, dagli abiti tradizionali dei Gruppi folklorici, dalle divise delle Bande musicali, ha dato vita ad un corteo ordinato e silenzioso illuminato dai flambeaux. Un ricordo di luci, ricordando e pregando Padre Pio.

Essere al cospetto di un grande, anche se umile frate, è un’esperienza unica, una sensazione straordinaria, che ha fatto pulsare forte il cuore di tutti i figli della nobile e prestigiosa famiglia FITP. Sono saliti, come novelli pellegrini, sulla montagna sacra, per invadere, gioiosamente, la città del Santo del Gargano con fede incrollabile e giovanile entusiasmo.

“È tutto un popolo – ha detto Padre Francesco Di Leo, Rettore del Convento dei Padri Cappuccini, nell’accoglienza fatta ai gruppi al termine della suggestiva fiaccolata dal centro città, alla Basilica di San Pio. Tanti figli degli antichi Padri, cuori pulsanti delle italiche terre, sono qui convenuti, in questa affascinante terra garganica, protesi in un cammino di speranza, di amore, di amicizie e di rinnovamento, per incontrare San Pio da Pietrelcina”.

Nelle tre giornate programmate (23- 24-25 novembre) sono convenuti a San Giovanni Rotondo tantissimi folklorici pellegrini, provenienti dalle varie regioni italiane, per venerare e rendere omaggio a Padre Pio e pregare per la pace nel mondo, insieme a tanti rappresentanti delle varie Religioni.

Un cammino di fede, speranza, amore e rinnovamento, alla ricerca del vero Bene che nutre lo Spirito, in quella meravigliosa avventura che è la vita stessa. Momenti d’intensa religiosità, come il già citato silente pellegrinaggio nella Cripta, che conserva i resti mortali di Padre Pio, ma anche luci e colori che hanno rischiato di essere “dissacranti” in un contesto, normalmente mesto, come il sagrato del Santuario.

La tomba di Padre Pio, è diventata, ormai, punto d’incontro e luogo della memoria, nella visione di un pellegrinaggio di genti, portatrici di diverse culture popolari, che costituiscono la linfa vitale ed il cuore pulsante della religiosità.

Pellegrinaggi e feste popolari hanno, da sempre, accompagnato gli umani nel loro faticoso cammino esistenziale.

Ora lo posso affermare, suggestivi ed emozionanti, sono stati tutti gli eventi, dipanatisi nei tre giorni del freddo novembre. Momenti di vera, autentica gioia e cristiana letizia, per venerare un Santo che ha illuminato e continua a guidare il nostro cammino. Un viatico di amore, di speranza e di fede verso la casa terrena di San Pio: Spe salvi facti sumus, nella speranza siamo stati salvati…la fede è speranza (lettera enciclica Spe salvi, Benedetto XVI). Ogni momento della manifestazione è stato un crogiuolo di emozioni, un paniere di essenze religiose, che sembravano stridere con il fare profano della musica folklorica, in realtà hanno rappresentato un momento di estasi culturale che si è differenziato per, luoghi e idiomi locali...un forziere d’inesauribile bellezza e un momento, antropologicamente pregnante, di fede nel segno della Pace.

Gente in cammino, adunata attorno ad un Santo di preghiera e di sofferenza: “succederà per voi il miracolo che è successo per Padre Pio? Guardate che fama ha avuto, che clientela mondiale ha adunato intorno a sé! Ma perché? Forse era un filosofo? Perché era un sapiente? Perché aveva mezzi a disposizione...? Perché diceva la messa umilmente, confessava, dal mattino alla sera ed era, difficile a dire, rappresentante stampato delle Stigmate di Nostro Signore: era uomo di preghiera e di Sofferenza”(Sua Santità Paolo VI, 1971).

Sono venute in tanti a cantare, suonare, ballare, gioire nella fede, ma, soprattutto, a pregare. Questo “evento” rimarrà nella mente di ogni partecipante-pellegrino e sarà custodito nel cuore di tutti noi e nella Casa della Memoria della città di San Giovanni Rotondo.