Funzioni dei gruppi folklorici nel XXI secolo

img

Dalla fine dell’economia tradizionale contadina, negli anni ’50 del secolo scorso avviata anche nelle campagne con il diffondersi dell’industrializzazione, si è profondamente modificata la realtà sociale e culturale del mondo rurale e delle borgate urbane che, per molto tempo, aveva caratterizzato le differenti tradizioni popolari delle regioni e comunità italiane.

Questa trasformazione è avvenuta in modo molto rapido rispetto ai processi di modificazione economico-culturali verificatisi nei secoli precedenti; in gran parte ciò è stato indotto e agevolato dallo sviluppo tecnologico che ha accelerato e migliorato i sistemi di diffusione del sapere e della produzione nei diversi comparti.

Per esempio, oggi, i moderni mezzi di comunicazione, nel grande villaggio globale che è ormai diventato il mondo, mostrano modelli di vita sociale e culturale di una grande quantità di popolazioni, determinando così inconsapevoli stimoli di emulazione e di conseguente trasformazione della propria cultura. Inoltre, nei vari sistemi di produzione, la meccanizzazione e la robotizzazione stanno dando nuovi ruoli agli uomini, non più impegnati come esclusiva forza lavoro; essi ormai controllano le macchine che operano.

Quindi il loro impegno è soprattutto mentale, cioè, di attenzione per il buon funzionamento del sistema elettro-meccanico. Pertanto, in questa nuova situazione economico-sociale, la cultura popolare del passato – ovvero, le tradizioni popolari –, secondo alcuni interpreti, diventerebbe un oggetto da considerare e da osservare con nostalgia in quanto non esisterebbe più e, quindi, sarebbe soltanto da museificare in opportuni spazi e momenti.

In quest’ultimo atteggiamento di museificazione, però, si riscontra un grossolano errore di valutazione delle tradizioni popolari viste ormai come dati culturali statici, definiti una volta per sempre, in quanto storicamente determinati in un tempo mitico.

Al contrario, le tradizioni popolari, in quanto fatti culturali vivi, conservano di fatto una costante loro vitalità, nella misura in cui gli uomini le utilizzano e le rifunzionalizzano adeguandole alle nuove situazioni storiche in cui essi vivono.

Per esempio, nel contesto delle tradizioni popolari, fra l’altro, ci sono le differenti lingue e parlate locali che hanno, come è evidente, una loro dinamica così come avviene per le culture popolari. Quindi, questa considerazione consente di cogliere che le tradizioni popolari persistono sebbene si siano modificati i sistemi economico-produttivi e quelli socio-culturali; la loro persistenza, non statica ma dinamica, è resa possibile attraverso relativi processi di adeguamento alle condizioni oggettive che volta per volta si verificano tra le popolazioni in cui le culture si caratterizzano.

In questo processo, in Italia, fin dagli anni ’50 del ‘900 hanno svolto un ruolo importante i gruppi folklorici che spontaneamente si sono organizzati nelle diverse comunità regionali. Inoltre, dagli anni ’70 sino ad oggi, l’organizzazione dei gruppi è stata retta e sviluppata prima dall’ENAL e quindi dalla F.I.T.P.; questa ha avuto finora l’importante responsabilità della conservazione critica dei vari patrimoni etnografici regionali grazie alla fattiva collaborazione delle strutture organizzative periferiche.

A questo punto, però, è doveroso porsi il problema di individuare quali siano gli attuali sistemi culturali e organizzativi che i gruppi folklorici devono adottare per essere funzionali alle nuove esigenze del XXI secolo, in cui i modelli che giungono dall’esterno risultano essere tanto forti da travolgere e modificare qualsiasi patrimonio tradizionale.

In sostanza, è necessaria una riflessione critica profonda che conduca i gruppi folklorici e la FITP ad una rivoluzione organizzativa degli spettacoli realizzati dai gruppi. In sostanza, si pone con urgenza la questione di come, nelle esibizioni dei gruppi, si possano perfezionare e quasi superare le attuali qualità di volontariato spontaneo per giungere a qualità di tipo professionale.

Per risolvere tale problematica, come prima istanza, i gruppi dovrebbero partire da una conoscenza rigorosa e scientifica delle tradizioni popolari delle rispettive comunità; da questa base sarà possibile interpretare e mettere in scena il proprio patrimonio etnografico offrendo spettacoli su un palcoscenico, davanti ad un pubblico da tempo ormai abituato ad assistere a performances con qualità scenografiche abbastanza raffinate.

Oltre alla conoscenza scientifica del proprio patrimonio etnografico, grazie alla quale si deve superare la banale ricostruzione delle usanze locali in genere fondata sulla memoria degli anziani, invece fondata su raccolte e documenti scritti da studiosi, i gruppi dovranno porsi il problema di conoscere le regole e la logica degli spazi del palcoscenico.

Per esempio, rappresentare un canto tradizionale dei riti della Settimana Santa nel palcoscenico, in teatro o in una piazza, in occasione di uno spettacolo folklorico, costituisce un fatto scenico molto diverso rispetto all’esecuzione dello stesso canto durante la processione del Cristo morto del Venerdì Santo nelle strade del paese, nelle soste delle “stazioni” della Via Crucis.

Inoltre, per spettacolarizzare canti e balli della tradizione etnografica in teatro o su un palco in piazza, ovvero adeguarli alle raffinate esigenze del pubblico attuale, è necessario che canti e balli subiscano commistioni e riplasmazioni utili per renderli interessanti e facilmente fruibili.

Questo fatto può significare anche la riorganizzazione scenica e armonico-strumentale di brani canoro-musicali e di rappresentazioni coreutiche in una contestualizzazione scenografica fortemente innovativa.

Si tratta di una questione molto importante sulla quale è opportuno riflettere per affrontare le odierne rapide trasformazioni dei gusti provocate dalla velocità con cui attualmente cambiano gli interessi e le attenzioni del pubblico.

Una prima soluzione di questo problema è quello di cominciare a discuterne a livello di base, perché ciascun gruppo trovi un proprio indirizzo scenico adeguato alla realtà sociale in cui opera. In seconda istanza, sarà forse opportuno organizzare incontri seminariali regionali nei quali i diversi gruppi possano mettere in discussione, anche con esempi pratici, le rispettive scelte e proposte.

Infine, tutto questo complesso argomento potrebbe essere affrontato nel dibattito che sicuramente ci sarà nella prossima assemblea federale del 20 e 21 maggio prossimo organizzata a Nemi (Roma), quando alle ore 16.15 di sabato 20 si affronterà «Quali prospettive future per i gruppi folklorici».