Festival dell'Etnografia del Trentino

img

Si è svolta presso il complesso monumentale della Prepositura agostiniana di San Michele, che ospita il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, la 5° edizione del Festival dell’Etnografia del Trentino (eTNo), un popolare evento primaverile che si pone sulla scia dei tanti festival tematici (Filosofia, Letteratura, Matematica, Economia, ecc.) che animano da alcuni anni le piazze d’Italia.

Certo, “Etnografia” è parola difficile e forse anche discutibile per il suo richiamo a concetti ancora più ostici, che sono quelli dell’etnologia e dell’etnicità, ma basterà uno sguardo all’offerta di questo festival per trovarsi subito rassicurati: etnografia, in questo contesto, indica stenograficamente e in modo del tutto laico la cura e la pratica delle tradizioni popolari, la loro tutela e valorizzazione: attività nella quale il Trentino, con il suo grande Museo degli Usi e Costumi che si avvia (nel 2018) a celebrare i primi 50 anni di attività e con i suoi cento piccoli musei raccolti in una rete di fatto, può vantare in campo nazionale un piccolo primato.

Nei due giorni del Festival, grazie ai contatti di questa rete a maglie strette, il Museo si anima delle proposte del territorio, con musica, balli e strumenti antichi, intrecci, arte figurativa, uova decorate, antiche stampe, feltro e velluti, formaggio e cereali, polenta, cinema e filò, semi, canapa e lana, antiche varietà di vino e olio, frutta, sciroppi, boschi e prati, mucche e capre, api, unguenti e folletti, leggende e giochi: una grande kermesse, interamente volontaria come un vero raduno, che coinvolge un centinaio di soggetti, facendo convergere in un unico luogo quanti sono impegnati sul territorio, con la didattica ambientale, con la tutela del paesaggio, con la ricerca etnografica, con il decametro zero.

Quest’anno l’inaugurazione, alla presenza di alcune rappresentanze qualificate del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento (Lucia Maestri, Walter Viola, Rodolfo Borga), e degli stati maggiori della FeCCRit (Federazione Circoli Culturali Ricreativi del Trentino, con Elio Srednik), della Federazione Cori del Trentino, della FITP (con il Consigliere Luigi Scalas) e dell’Associazione Italiana Amici dei Mulini Storici, con i rappresentanti del Mulino Lentino di Nibbiano in Val Tidone, si apriva con gli squilli di tromba del Maestro Martino Nicolodi di Cembra, cui sono seguite la consegna al Museo di un pregevolissimo violino di legno di melo di fattura popolare (nuova acquisizione) a cura del Maestro Francesco Iorio, la musica de La Vecchia Mitraglia, che ha presentato il suo nuovo CD, e la rappresentazione di una fiaba classica, quella di Cianbolpin, il pastore dei Monti Pallidi, raccontata con le figure mobili di Rosalia Capitanio.

La mostra dei pregevoli disegni al tratto di Katia Moser, in val dei Mòcheni sulle orme di Šebesta e di Roswitha Asche, completava il programma della mattinata, debitamente suggellata con la polenta della Valsugana e il formaggio dell’Altopiano di Piné.

A “volo di drone” percorriamo ronzando chiostri, cortili, porticati e giardini, per cercare di catturare lo spirito della festa. C’è un laboratorio per imparare l’arte della decorazione delle uova “cimbre”, quelle della Grande Rogazione di Asiago.

C’è il filò, con il caffè d’orzo, curato dal museo giudicariese “Par Ieri” di Stenico, ci sono i cereali nel Trentino, proposti da Goever, l’Associazione cereali del Trentino, c’è la canapa della val di Fiemme, e la lana dei Lagorai, e “l’ingegno al femminile”, proposto da Soggetto Montagna Donna di Olle in Valsugana, e ancora filò, “nelle stalle di un tempo”, con il gruppo folkloristico “Vecchia Rendena”.

In modo strutturato, in collaborazione con il vicino Istituto Agrario (oggi Fondazione Edmund Mach), si presentano le vecchie varietà viticole desunte dalla Carta viticola del Trentino (1950- 1962), e l’olio extravergine di oliva monovarietale e il pan di molche dell’alto Garda trentino.

Poi c’è il cinema, naturalmente etnografico: il film vincitore del Premio Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina al 64° Trento Film Festival (zBärg, film di Julia Tal, CH-D, 2015, 85’) e Alta scuola di Michele Trentini (Trotzdem, 2016, 72’), su un esperimento di pluriclasse elementare autogestita in val di Peio.

Entriamo ora sotto gli archi del chiostro triangolare, e diamo uno sguardo ai laboratori. Innanzitutto, quelli dedicati all’agricoltura tradizionale, all’orto e all’alimentazione, curati dagli ecomusei del Trentino e da altre associazioni locali in diretta collaborazione con alcune aziende agricole, e che si annunciano così: cucinare con i prodotti del Trentino; salvare i semi e la biodiversità; i cereali minori; il succo e l’aceto di mela; marmellate e sciroppi; creme e cosmetici dalle erbe alpine; folletti, gufi, unguenti.

Poi c’è il bosco, e il mondo pastorale: il sentiero didattico di Malosco; una capra per amica; tin tin, suoni di lana. Seguono l’artigianato (l’intreccio dei setacci, il tornio; le stelle alpine di legno); l’abbigliamento (la tradizione ladina del guant, l’abito).

E poi la memoria: alla scoperta di una scuola perduta, con il Museo della scuola di Pergine; i giochi antichi dalla Valle dei Laghi e dalla Val dei Mòcheni; zónte a slinzolàr / “andiamo a slittare” con il Museo delle Gente di Carano; il sale di San Martino del Museo della Donna di Lasino, il Museo delle Arti e dei Saperi di Fai della Paganella.

Tutto da toccare, da gustare, da imparare. A conclusione della giornata, canta nella grande càneva del Museo il Coro Trentino di Gardolo, nel contesto della candidatura per l’iscrizione nella Lista UNESCO del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.

La domenica si ricomincia da capo, ma con tanti soggetti nuovi e per il pranzo con la polenta carbonèra, che questa volta viene da Storo. Ci sono il Museo Navarini del Rame; il Museo della Musica di Roncegno; la Casa degli spaventapasseri presso il Mulino Angeli di Marter; il Museo della Malga di Caderzone Terme, i Vellutai della Città di Ala, le Corte de Tiezer, da Tesero, con la dimostrazione del lavaggio del fiorume.

Ci sono le Leggende della val di Rabbi, il Mulino Ruatti, le poesie in lingua anaune Ós dal Nós. Ancora laboratori, curati soprattutto dagli ecomusei. Anche oggi la gamma è molto ricca, ce n’è per tutti: l’arte delle antiche coltivazioni; giallo polenta; marmellate e giacovìn; le api e le loro case; macinacaffè; fiori di nuvola; il sentiero dei vecchi (e nuovi) mestieri; far ceste, gerle e craspe; intreccio di cesti; filatura del lino; cardatura e filatura della lana; dal baco da seta alla pezza di velluto; manufatti in stoffa; angioletti e bamboline dalle foglie del mais; le erbe del cassetto e dell’armadio.

Suona il gruppo folkloristico di Caldonazzo, ballano i piccoli lachè di Coredo e il gruppo folkloristico di Carano. Al posto d’onore, c’è un gruppo di ballo composto da polacchi che abitano nel Trentino, e che si chiama Jawor: in Polonia, questo è il nome del sicomoro, l’albero degli innamorati.

In mezzo al cortile del Museo, invece, è stato piantato un tiglio, l’albero delle assemblee del popolo, che troviamo dappertutto sulle piazze della Boemia e della Baviera. Date le premesse, dopo la nostra piccola Woodstock trentina di pace polenta e musica, c’è da augurarsi di ritrovarsi ancora in tanti, intorno a quel tiglio, nel vecchio convento di San Michele, per il Festival dell’Etnografia.