Cantare la passione: la Settimana Santa a Campobasso

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Rituale quaresimale con processione di battenti che cantano in coro un oratorio polivocale.

Da circa un decennio lavoro nell’ambito accademico molisano e svolgo ricerche sul campo in questa stessa Regione. Essendomi occupata dal 2005 al 2009 del sistema festivo e cerimoniale campobassano ho avuto modo di occuparmi sia della celebrazione dei Misteri del Corpus Domini che della Processione del Venerdì Santo.

Si tratta di un rituale che affonda con buona probabilità le sue radici nel XIV sec. con la presenza di compagni di Battenti in città e una processione dei Dodici Apostoli già documentata nel 1470. In seguito, intorno al Seicento, i cerimoniali della Settimana Santa così come il Corpus Domini, che è comunque parte dello stesso ciclo, si articolarono lungo le linee di azione delle confraternite locali.

Il rituale pasquale venne così a concentrarsi sulla processione del Venerdì Santo in cui il corteo seguiva e segue tuttora le statue del Cristo morto e della Madonna Addolorata e presto venne a concentrarsi intorno a una lamentazione collettiva che ne rappresenta ancora oggi l’elemento di maggior rilievo.

Ogni anno, infatti, circa settecento persone si preparano per settimane nella Cattedrale sotto la guida del parroco e di un maestro cantore per giungere nel pomeriggio/sera del Venerdì Santo a eseguire tutti insieme il ‘Teco vorrei, Signore’ o Inno dell’Addolorata, un oratorio di impianto ottocentesco.

Il canto viene eseguito dai numerosissimi membri del Sodalizio dell’Addolorata riconoscibili dal caratteristico “spolverino” di color scuro con l’icona della Madonna ricamata sul taschino mentre procedono a passo di Processione lungo le vie del centro storico della città.

La partecipazione a questo sodalizio era da sempre considerata un grande onore per la popolazione devota campobassana e quando uno dei membri del sodalizio moriva o si allontanava dalla città, si doveva riconsegnare lo spolverino che così poteva essere affidato a un nuovo membro.

Non era infrequente, tuttavia, che le famiglie tendessero a mantenere lo spolverino in casa passandolo ad esempio di padre/madre in figlio/ figlia. L’intero cerimoniale pasquale campobassano è comunque caratterizzato da una musicalità diffusa e molto elaborata.

Nel periodo precedente la Pasqua si esegue ad esempio, sempre in Cattedrale, il cosiddetto ‘Zu-cte-zù’ (in dialetto, probabilmente: il ‘botta e risposta’), un oratorio molto elaborato in cui molte voci e componenti sono coinvolte e che viene seguito, anche se non sempre con regolarità, da buona parte della popolazione del centro campobassano.

Durante la processione del Venerdì Santo dietro alle due statue sfilano le maggiori figure istituzionali cittadine accanto a quelle religiose. Il canto che accompagna il corteo viene ripetuto dal Coro a intervalli regolari, accompagnato dalla banda cittadina durante tutto lo svolgimento della processione.

I campobassani fanno a gara a individuare dal suono del canto dove in realtà si trovi in quel momento il corteo e cominciano a disporsi ai lati della strada o delle piazze per accogliere nel modo più consono la Processione stessa.

Dominano sulla Processione le due statue in gesso della Madonna Addolorata e del Cristo morto portate a spalla da 4 e 6 portatori. Dietro la Madonna prende posto un gruppo di donne vestite a lutto che tengono i consueti nastri di tessuto nero che si dipartono dalla sacra icona e che rappresentano simbolicamente il Calvario.

A fianco delle icone sacre, portate in spalla dai devoti prescelti per il prestigioso e solenne compito, spiccano due carabinieri in alta uniforme che sanciscono la presenza legittimante delle forze dell’ordine al corteo religioso.

La Processione prende avvio intorno alle cinque del pomeriggio e si ricongiunge al Coro in seguito. Una volta compiuta la ricongiunzione tra i due cortei, quello recante le icone e quello del Coro, il canto può avere inizio.

I membri del Sodalizio indossano, come si diceva, uno spolverino scuro anche se fino a qualche decennio fa i devoti sfilavano incappucciati di bianco e scalzi, divisi in due gruppi – uno di uomini e uno di donne – che, coperti in volto, espiavano qualche loro particolare e inconfessata colpa sottomettendosi al sacrificio della Processione.

La preparazione della Processione cantata, così come quella dello “Zuc-te-Zù”, si sviluppa nel corso di alcuni mesi che precedono e accompagnano il periodo quaresimale. Essa rappresenta oltreché una occasione di socialità cittadina, un forma di rinsaldamento del senso di appartenenza alla comunità locale

 Al Sodalizio aderiscono spesso intere famiglie e si nota anche la presenza di persone che pur non facendo parte della congrega deputata al canto assistono alle prove per devozione o semplice curiosità.

Le prove permettono di comprendere sia il lavoro di affinamento del canto, che lo sforzo di trasmettere ai membri del sodalizio il significato profondo dello stesso. A ciò si unisce poi, nello svolgersi della Processione per le vie della città, in occasione del Venerdì Santo l’importante contributo dell’incedere del passo che oltre a ritmare la scansione del canto, contribuisce a concentrare i membri del sodalizio nella devozione – la Processione come sacrificio del cammino come nel pellegrinaggio di cui è un parallelo interno allo spazio cittadino, ma anche sopportazione delle condizioni climatiche inclementi che spesso fanno da cornice alla celebrazione in una città di solito ancora molto fredda nel tanta parte dell’Europa meridionale e ha ascendenze medievali.

I due simulacri della Madonna Addolorata e del Cristo morto sono entrambi ospitati nella Chiesa di Santa Maria della Croce, un tempo sede di una delle principali confraternite cittadine e oggi al centro dei cerimoniali pasquali campobassani.

Alcuni elementi uniscono questi cerimoniali pasquali campobassani a quelli del Corpus Domini: da un lato – come si è accennato – la dimensione processionale; dall’altro l’appartenenza di entrambi questi cerimoniali all’universo variegato delle sacre rappresentazioni.

L’elemento del canto rappresenta, infine, la vera specificità di questo rituale campobassano e lo caratterizza fortemente anche rispetto ad altri cerimoniali del Venerdì Santo di area centro-meridionale che insistono maggiormente su altre forme di rappresentazione sacra.

l canto collettivo, preparato nel corso delle settimane di Quaresima, diviene strumento pedagogico potente e di formazione di una coscienza collettiva sia in chi fa parte del Sodalizio sia in chi segue le diverse esecuzioni dell’Oratorio e la Processione del Venerdì Santo.