Cammini di uomini, cammini di animali

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Transumanze, Pastoralismi e patrimoni bio-culturali, una recente ricerca di Katia Ballacchino e Letizia Bindi.

 

Il 27 marzo 2018, a Parigi, Italia, Grecia e Austria hanno presentato all’Unesco la candidatura per il riconoscimento della transumanza come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Tale istanza ribadisce ed evidenzia il fondamentale ruolo che hanno avuto i fenomeni di mobilità pastorale in area euro-mediterranea. D’altronde, lo spostamento stagionale di uomini e animali, per ragioni climatiche e/o per il reperimento di pascoli, su percorsi talora lunghissimi, ha connotato - e connota ancora in forma residuale - numerose aree pastorali; in Italia, per esempio, l’arco alpino, le regioni meridionali della Penisola: Molise, Abruzzo, Campania, Puglia; le isole: Sicilia e Sardegna.

La transumanza è una pratica che, per lungo tempo, ha orientato le strategie economiche di molte comunità, contribuendo a definirne non solo la dimensione produttiva ma anche quella politica, paesaggistica e socioculturale. Su questo complesso e articolato universo hanno riflettuto in Molise, nel novembre del 2016, studiosi di diversa formazione e di differenti ambiti disciplinari, le cui relazioni sono confluite in un volume curato da Katia Ballacchino e Letizia Bindi, Cammini di uomini, cammini di animali. Transumanze, pastoralismi e patrimoni bio-culturali, che ha il merito di restituire la multiforme realtà del pastoralismo e della mobilità pastorale in diverse zone della Penisola. Il lavoro, infatti, si rivela particolarmente utile sia per l’apprezzabile confluenza di dati storici, antropologici, economici ecc. che si integrano ed esaltano l’importanza di ieri e di oggi delle pratiche allevatizie e segnatamente della transumanza, sia perché, anche attraverso il coinvolgimento e la testimonianza di alcuni attori locali che operano nel settore zootecnico, delinea una serie di chiavi di lettura in ordine alla salvaguardia del territorio e alle politiche di valorizzazione dei paesaggi transumanti, dei tratturi, delle pratiche e dei saperi pastorali, nell’ottica di uno sviluppo turistico sostenibile delle zone interne del meridione italiano e non solo.

Alla premessa di Leandro Ventura e ai saluti di Candido Paglione, che ragionano preliminarmente sull’importanza della transumanza e dei tratturi, segue il contributo di Fabio Pilla, Le ragioni di un centro, in cui si chiariscono le motivazioni che hanno indotto il Centro di Ricerca “Risorse bio-culturali e sviluppo locale” a occuparsi di pastoralismo, ovvero del patrimonio culturale e paesaggistico legato alla mobilità pastorale, la sua tutela, la sua valorizzazione e il suo impiego per lo sviluppo culturale ed economico locale. Sulla stessa linea il contributo di Domenico Di Nunzio, Cammini e sviluppo turistico del Molise, dove si argomenta dei “cammini” di transumanza come strumento per la valorizzazione di una forma di turismo sostenibile, soffermandosi specificamente sul ruolo storico e sulle prospettive future dei tratturi. In Storie di transumanze familiari. Dagli antichi pastori alla nuova arte casearia in Alto Molise Franco Di Nucci descrive la sua storia personale - e cioè il ritorno in Molise alla vita pastorale dopo aver conseguito la laurea – e le storie di vita della sua famiglia, indagando il declino della cultura transumante, le trasformazioni che ne sono conseguite, le dinamiche di intensivizzazione del settore zootecnico e chiarendo l’esigenza, da parte sua e della sua azienda familiare, di “seguire la tradizione” attraverso il confezionamento di formaggi culturalmente e geograficamente connotati. Francesco Cimino, in Il Cammino dei Sanniti e la Rete dei Regi Tratturi, analizza il progetto “Tr@tturo coast to coast” che ha come obiettivo l’esplorazione, la mappatura e la promozione dei Regi Tratturi. Il cammino Castel Di Sangro-Lucera (RT-CS) è il primo esito concreto dell’interessante progetto che propone un tracciato in tappe - il cosiddetto “Cammino dei Sanniti” -, che attraversa Molise, Abruzzo e Puglia per 300 km con le informazioni di viaggio, di percorrenza, di logistica, dei luoghi di interesse, delle emergenze storico-culturali, dei punti di appoggio. Oltre le retoriche dello sviluppo rurale: brevi note sul ruolo dell’agricoltura nei processi di sviluppo locale è il contributo di Angelo Belliggiano, che traccia un quadro sulle politiche europee di sviluppo rurale, ovvero sulla multifunzionalità delle imprese e, dunque, sulla diversificazione delle attività agricole come strategia per originare redditi alternativi a quelli tradizionali. Lo sviluppo turistico, secondo Belliggiano, è la prospettiva più efficace sia dal punto di vista economico sia ambientale sia socioculturale. Luca Battaglini, Manuela Renna, Paolo Cornale, Marzia Verona, in Sustainable rural tourism. The case of museology, riflettono sul turismo rurale e sugli ecomusei ed esaminano due iniziative museali avviate in Piemonte nell’ultimo decennio: l’Ecomuseo della Pastorizia e il Museo dell’Alpeggio e Alpeggi senza Confini. Jeunes bergers “de souche” et par choix: le cas piémontais di Luca Battaglini, Giulia Fassio, Valentina Porcellana e Marzia Verona analizza preliminarmente la situazione del pastoralismo alpino di area piemontese dal dopoguerra a oggi per soffermarsi poi sulla nuova attenzione da parte dei giovani verso il comparto pastorale. Letizia Bindi, in Vie transumanti. Tra forme del pastoralismo tradizionale, nuove ruralità e processi di patrimonializzazione, dopo aver delineato un quadro introduttivo sul dibattito relativo ai patrimoni culturali e naturali e sugli studi dedicati negli ultimi tempi alla pastorizia transumante, ragiona sulla ricerca che da oltre un decennio conduce sulla mobilità pastorale nelle regioni dell’Italia meridionale, sui recenti processi di patrimonializzazione, sulle politiche di sfruttamento turistico e segnatamente sugli ecomusei e sulle prospettive che possono avere tali forme di valorizzazione dei territori per le comunità locali. Lungo le vie della transumanza. Tutela, valorizzazione e potenzialità tra età classica e medioevo: il caso di Campochiaro è il contributo di Fulvia Ciliberto, Francesca Di Palma e Carlo Ebanista, che propone una riflessione sulle emergenze archeologiche del territorio di Montechiaro e sull’importanza che assumono in rapporto alla realtà culturale e paesaggistica della società pastorale locale. Jean-Claude Duclos, in Pourquoi défendre la pratique de la transhumance, spiega perché oggigiorno debba essere perorata la causa sulle forme di transumanza, ovvero dimostra l’interesse culturale di questa pratica attraverso un approfondito quadro storico che indaga la mobilità pastorale nelle sue dinamiche storiche e nelle sue prospettive future. In linea con Duclos, in Comment défendre la transhumance? L’exemple de la maison de la transhumance et de ses projects, Patrick Fabre porta l’esempio de la Maison de la transhumance e illustra i progetti che ha sviluppato tale centro nei suoi vent’anni di attività. La Maison riunisce allevatori, studiosi, operatori culturali con l’obiettivo di tutelare la transumanza e di valorizzarne i suoi molteplici aspetti al fine di generare vantaggi per le società interessate. Cyril Isnart, in Ethnographie, relance et patrimonialisation du pastoralisme, traccia un bilancio del lavoro svolto dall’Institut d’ethnologie méditerranénne, européenne et comparative (IDEMEC) e chiarisce come le ricerche sulla transumanza e più in generale sul pastoralismo si possano inserire proficuamente, in chiave interdisciplinare, nell’ampio dibattito scientifico contemporaneo.

Il contributo Transhumance in Valnerina and Apennine Ridge of the Umbria Region di Augusto Lucidi, Francesco Panella e Francesca Maria Sarti indaga la transumanza ovina umbra attraverso un preliminare inquadramento storico che introduce un’approfondita descrizione delle diverse figure impegnate nella complessa pratica della pastorizia transumante. Antonio Onorati, in Pastori in cammino, tra crisi e resistenza. Uno sguardo sull’Italia, analizza il ruolo del pastore nel contesto produttivo zootecnico contemporaneo, la struttura del settore ovi-caprino in Italia, il rapporto tra qualità delle produzioni e alimentazione del bestiame, il lavoro del pastore, proponendo una serie di soluzioni per il rilancio del comparto. La pecora e l’architettura. L’immaginario dell’Arcadia nelle pratiche di tutela dei percorsi tratturali di Roberto Parisi propone una riflessione sull’architettura della transumanza e nello specifico sull’ideologia dell’Arcadia nella storia della pastorizia transumante, con l’intento di rilevare l’importanza della dimensione materiale della pratica in oggetto.

Parisi delinea il contesto storico e il quadro normativo proprio della rete tratturale per analizzare infine la dimensione arcadica del patrimonio relativo ai tratturi. Da Frosolone a San Marco in Lamis è il contributo di Carmelina Colantuono che racconta l’esperienza della sua famiglia come pastori transumanti, una tradizione che continua – a parte alcune interruzioni per ragioni di emergenza sanitaria – da diverse generazioni e che ogni sei mesi li porta a rinnovare lo spostamento del bestiame tra il Molise e la Puglia.

Rocco Cirino, in La Cattedra itinerante dei docenti di Geografia, sottolinea il ruolo che ha avuto l’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia nella tutela e nella valorizzazione dei tratturi. “Quando uno ha fatto il tratturo, non sa più camminare su altre strade” è il ricordo di Pierluigi Giorgio sulle attività da lui condotte a favore della valorizzazione dei tratturi e della cultura della transumanza. Sul filo della memoria si colloca anche il contributo di Antonio Innamorato, che in Antonio, Il Roccolano descrive la sua esperienza di pastore e le transumanze praticate dai suoi genitori, approfondendo in particolare il fare e il saper fare pastorali. Pastore: femminile, plurale è il saggio di Anna Kauber che documenta l’universo pastorale femminile in Italia: «Coraggiose, determinate, instancabili, curiose, autonome, accoglienti e dignitosissime; sebbene realistiche e fattive, sempre facili alla risata e all’entusiasmo queste donne hanno preso in mano una formidabile cultura e pratica storicamente maschile per trasformarla in una nuova ricchezza individuale e collettiva. La cura del bene proprio e di quello comune, quest’ultimo da loro sentito come patrimonio ereditato, in cui allevare i figli e da ri-consegnare intatto, se non migliorato, ai nipoti. Al di là dell’essere loro stesse “fisicamente” madri, mi sento di affermare che le pastore italiane vivono e agiscono – magari su differenti piani di consapevolezza – secondo l’ottica peculiarmente femminile di responsabilità generazionale, di custodia e tutela della vita» (p. 229).

Il fotografo e film-maker Dragos Lumpan, in Last transhumance, descrive la sua esperienza tra i pastori di diverse realtà, Romania, Italia, Grecia, Turchia, ecc., presso i quali ha realizzato una mole considerevole di fotografie e filmati con l’intento di documentare il pastoralismo e le ultime forme di transumanza. Fiore Fontanarosa e Marianita Gioia elencano nel loro contributo le leggi nazionali e regionali rivolte alla tutela e alla valorizzazione dei tratturi e della transumanza mentre Nicolina Del Bianco, a chiusura del volume, descrive l’esperienza e il lavoro dell’Ufficio Tratturi della Regione Molise.

Nel 1991, per gli editori Guida di Napoli, esce il volume curato da Enrico Narciso La cultura della transumanza, che raccoglie gli atti di un convegno tenutosi a Santa Croce del Sannio nel novembre del 1988 in cui si riflette sulla mobilità pastorale in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia. Già in quell’occasione si ragionava sulla pastorizia transumante e sui tratturi come patrimoni culturali da salvaguardare, attraverso la sensibilizzazione e l’educazione delle comunità «alla conoscenza, al rispetto, alla tutela e alla valorizzazione dell’ambiente naturale e culturale. I tratturi, dopo aver svolto la loro millenaria funzione economica e sociale, rivestono un alto significato storico e sociale che abbraccia un lunghissimo arco di tempo che va dalla preistoria ai tempi moderni» (p. 10).

Il libro curato da Katia Ballacchino e Letizia Bindi costituisce la prosecuzione e l’aggiornamento di questo importante lavoro e va a impreziosire, inoltre, una consolidata letteratura sulla pastorizia e sulla transumanza del meridione italiano. Il taglio interdisciplinare di Cammini di uomini e cammini di animali peraltro conferma l’importanza della commistione dei saperi, sia sul piano meramente teorico e speculativo, sia per quanto attiene alle finalità pratiche e operative; in questo senso il volume fa emergere prospettive e nuovi approcci particolarmente interessanti per chi si occupa dello studio delle pratiche pastorali e della transumanza.