A Sessa Aurunca la cultura popolare della settimana santa

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In provincia di Caserta, a Sessa Aurunca si può assistere ad una profonda religiosità popolare durante i riti della Settimana Santa, nella quale il dramma della passione, morte e resurrezione di Cristo diventa spettacolo partecipato e vissuto da tutta la comunità.

Questa teatralità inizia con la Quaresima quando, nella Chiesa di San Giovanni a Villa vengono esposte le statue dei Misteri che rappresentano simboli essenziali della vita di Gesù; in pratica costituiscono una scenografia emblematica con un preciso ordine del racconto reso spettacolare nella sequenza delle statue.

Il primo complesso statuario rappresenta Gesù che prega nell’orto del Getsemani; accanto è riprodotto un angelo che gli offre il calice «amaro». La seconda statua riproduce, in modo fortemente drammatico, il momento del processo nel quale Gesù viene legato alla colonna e flagellato.

Lo spettacolo continua con la successiva statua dell’Ecce Homo, quando Gesù viene condannato e incoronato di spine. Il quarto Mistero rappresenta, con una scenografia dinamica della statua, Cristo che si dirige verso il Golgota e cade mentre porta la croce.

Infine, con il simulacro del Cristo morto deposto su una lettiga con al seguito le tre Marie piangenti, si arriva ad un’intensa spettacolarizzazione, in cui il lamento e il pianto funebre per Gesù morto rimandano alla crisi del cordoglio di tipo michelangiolesco, situazione che non è riscontrabile nei racconti evangelici in occasioni luttuose e funebri.

A questo proposito si deve precisare che, per il Cristianesimo, la morte deve essere intesa come la vera nascita, nei confronti della quale non si deve piangere. Per esempio, Gesù rimprovera le sorelle dell’amico Lazzaro ormai defunto; piangono prima del miracolo della resurrezione di Lazzaro.

Ugualmente, Maria, con accanto Giovanni, non piange mentre è ai piedi della croce sulla quale è crocifisso il Figlio. A Sessa Aurunca, per seguire il canovaccio della spettacolarizzazione popolare della morte di Gesù, il venerdì che precede la Settimana Santa, la confraternita del Santo Rifugio espone, nella chiesa in cui ha sede, la statua del Mistero della Pietà che, come è noto, è un’interpretazione rinascimentale del dolore della Madonna; ormai umanizzata è diventata come una popolana che piange, come tutte le donne, per la morte del Figlio.

Nel sabato si conclude la sequenza dei Misteri con l’esposizione della statua della Deposizione nella Confraternita di San Carlo. Oltre agli affiliati alle sei confraternite, al complesso apparato spettacolare della Settimana Santa di Sessa Aurunca partecipa una grande quantità di fedeli provenienti dalle diverse frazioni che sono distribuite nel territorio della cittadina.

Si tratta di una partecipazione attiva che permette alle confraternite di organizzare le rispettive processioni che partono dalle chiese in cui ciascuna ha la propria sede; questi cortei che danno la dimensione dell’intensa devozione dei fedeli che partecipano numerosi percorrendo le vie per giungere in cattedrale all’adorazione del Santissimo Sacramento.

All’interno della chiesa oltre ai fedeli sono presenti i confratelli con in dosso le differenti divise; si tratta di camici con sulle spalle le «mozzette» di differenti colori per distinguere i differenti gruppi. Completa la divisa il cappuccio che, per alcune confraternite, è obbligatorio portare completamente abbassato durante le processioni penitenziali.

Nei cortei che conducono alla Cattedrale i confratelli cantano il Benedictus o Canticum Zachariae, mentre al ritorno verso le rispettive chiese di appartenenza cantano il Te Deum. Nell’arco della Settimana Santa le confraternite compiono processioni differenti; la prima è svolta la mattina del lunedì dall’Arciconfraternita di San Biagio (istituita il 1513); parte dalla chiesa dell’Annunziata dove ha sede; il pomeriggio dello stesso giorno va in processione la confraternita del Santissimo Rifugio, fondata nel 1758, che ha sede nell’omonima chiesa.

L’Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso istituita nel 1575 esce in processione il martedì dalla Chiesa di San Giovanni a Villa, mentre nel pomeriggio dello stesso giorno compie la processione l’Arciconfraternita del Santissimo Rosario (1573) partendo dalla chiesa di San Francesco che ha sede nell’ex convento di San Domenico.

Il martedì Santo è la volta della processione dell’Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso e Monte dei Morti (1575) con partenza dalla Chiesa di San Giovanni a Villa; nel pomeriggio, invece, con partenza dalla Chiesa di San Francesco, è il turno della processione dell’Arciconfraternita del Santissimo Rosario (1573) ubicata nel ex convento di San Domenico.

Dalla chiesa di San Carlo parte in processione il mercoledì l’omonima confraternita istituita nel 1615. Nel pomeriggio con partenza dall’ex convento di San Domenico va in processione l’Arciconfraternita del Santissimo Rosario concludendo i vari percorsi penitenziali delle confraternite.

Nella chiesa dei frati minori di San Giovanni a Villa, il mercoledì santo l’Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso e Monte dei Morti esegue la funzione «Ufficio delle Tenebre» definito nella tradizione popolare «terremoto», in quanto viene compiuto il seguente particolare rituale.

Durante la funzione vengono eseguiti i canti in latino tratti dalle Lamentazioni di Geremia, da Sant’Agostino e dalle Epistole di San Paolo. Alla conclusione di ogni esecuzione, da un candelabro triangolare (detto Saetta) una alla volta vengono spente 14 candele, lasciando accesa al vertice la quindicesima, in modo tale che la chiesa rimanga quasi al buio che, però, improvvisamente cala totalmente quando si spegne l’ultima candela.

Questo è il momento in cui i confratelli e i fedeli, che affollano la chiesa, battono le mani sui banchi riproducendo, in tal modo, un fragore che dovrebbe riproporre quello del terremoto e che, quindi, dovrebbe annunciare la morte di Gesù; da qui la tradizione della definizione del rituale «terremoto».

Nel giovedì santo, come è consuetudine nella pratica liturgica popolare, anche a Sessa Aurunca i fedeli vanno a far visita agli altari dei «sepolcri» allestiti nelle diverse chiese con particolari spazi adorni di fiori e di gialli germogli di cereali.

La fase più intensa di spettacolarizzazione dei rituali della settimana santa, tuttavia, sono i riti del venerdì santo. Al primo calare della sera i confratelli dell’Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso e Monte dei Morti partono dalla chiesa di San Giovanni dei francescani minori portando in processione le statue dei Misteri.

Il corteo processionale procede con andamento molto lento. I portatori dei vari simulacri vanno molto lentamente con un andamento dondolante, secondo la parlata locale definito cunnolella, in quanto si procede con tre passi avanti e si continua con due dietro.

Nelle piazze, al passaggio del corteo vengono accesi grandi falò con fascine d’ulivo. Questi falò sono definiti carraciuni; da essi si sprigionano alte fiamme tanto che sembra che vogliano arrivare fino al cielo.

Infatti, nell’apparato simbolico di questo spettacolo dei falò c’è l’intenzione di esprimere la manifestazione della divinità e la connessa purificazione e rinnovamento degli uomini. Durante questa processione i cantori eseguono il Misesere impiegando una particolare forma di polifonia monodica, nella quale si accordano tre voci fondamentali: basso, contralto o voce terza e voce alta da tenore.

Solitamente vengono eseguiti salmi, tra i quali il «Salmo 50 di Davide». Durante le esecuzioni i tre coristi si accostano tra di loro armonizzando le rispettive voci, in modo tale che il canto si uniformi ed esegua gli accordi simili a quelli di un organo.

Al mattino del sabato santo ci sono le processioni di due complessi statuari; uno è la deposizione di Gesù dalla croce ad opera di Giuseppe d’Arimatea e di Nicodemo; l’altro è composto dalle statue del Cristo morto che viene consegnato alle tre Marie: la Madonna, Maria Maddalena e Maria di Cleofa.

Quest’ultimo complesso statuario è portato in processione dai confratelli della Confraternita di San Carlo Borromeo. Un altro, quello della «Pietà», detto anche Mistero dell’Addolorata, è portato in processione dalla Confraternita di Santa Maria del Rifugio.

La riproduzione statuaria riprende sostanzialmente l’abbraccio di Maria a Gesù morto. A differenza degli altri Misteri, quest’ultimo è ricavato da un unico tronco d’ulivo. Alla conclusione di questa processione, che riempie il lungo tempo dei rituali del venerdì santo, i due monumentali Misteri, caratteristici per il loro lento incedere, fanno ritorno alle rispettive chiese in cui hanno sede le confraternite; i rispettivi confratelli offrono ai fedeli candele ex voto, alle quali sono uniti ramoscelli di ruta, l’arbusto dall’odore acre che «stuta» ogni male.

Questi ramoscelli vengono conservati dai fedeli per un intero anno, in segno di buon augurio. Tutto lo spettacolo dei riti pasquali si conclude la domenica mattina con l’incontro delle statue di Gesù Redentore e la Madonna vestita a festa. Assistono al gran finale una grande quantità di fedeli e tutte le sei confraternite, mentre si diffondono i rintocchi a festa delle campane di tutte le chiese.